mercoledì 10 novembre 2010

SPADA COME ESTENSIONE DI SE

Nel Giappone antico si sviluppò l’arte della spada come estensione del sé del guerriero (samurai).
Un samurai era tale solo agli occhi altrui, non ai suoi, non ne aveva, era  già morto. Per un samurai non c'era un domani, non c'era un ieri, non c'era nemmeno il presente, c'era solo il qui e ora, il qui e ora, era tutta la sua vita, tutta la sua esistenza, tutti i suoi ieri,  oggi, domani.

Non provava avversione né timore per l'avversario, così come non provava attaccamento per la sua o altrui vita. Un samurai non aveva una vita,  perché non c'era nessuno a possederla. Il samurai agli occhi altrui era il peggior  nemico che si potesse incontrare, non aveva niente da perdere, a cominciare dalla cosa  più preziosa, la sua stessa vita.
Nell’arte di maneggiare la katana (spada giapponese) il samurai mostra le influenze derivate dallo zen, fondamentali per sviluppare alcune qualità.
Con queste qualità il guerriero svuota la sua mente e diviene immune da ogni influenza esterna. Questa espressione si riferisce ad una mente sempre attiva, flessibile  e capace di agire senza lasciarsi impedire da ostacoli che sarebbero fatali per uno guerriero. Presupposto essenziale per il conseguimento di uno stato mentale che trascende la semplice tecnica era il possesso di un grande e forte Ki. Simbolo della fede e delle leggi , questa spada rappresentò simultaneamente il passato ed il presente, il centro del potere spirituale e politico e naturalmente la personalità dell'uomo che l'impugnava  attraverso l'estensione del suo  Ki.
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2 commenti:

  1. Quando ho deciso di iniziare ad imparare il Kenjitsu, il mio obiettivo era proprio quello di usarlo come strumento per riuscire ad acquisire maggiore stabilità, centratura e potere decisionale!
    Imparare a "svuotare la mente e divenire immune da ogni influenza esterna", "non provare ne avversione ne timore"...
    Nella pratica del Kenjitsu, come nella pratica della mia vita di tutti i giorni, sto comprendendo sempre di più come sia essenziale imparare a ripetere ciò che appare come lo stesso gesto, percependo ogni sua nuova sfumatura come un nuovo mattoncino che ci condurrà infine alla perfezione del non "doverlo" poi più ripetere, ma ripeterlo solo quando lo si "sceglie"...
    Yamé !!

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  2. Mi sembrano ottime premesse, ma soprattutto ottimi spunti per il seminario di Kenjitsu di questo fine settimana!

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