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mercoledì 14 gennaio 2015

Perle di Saggezza

Molto spesso all'origine di un malumore c'è il verbo volere.

Se ci vengono mosse delle critiche sarà bene ringraziare con sincero calore: qualcuno sta lavorando perfino gratuitamente per aiutarci a migliorare.

Tutto è scritto eppure meravigliosamente plasmabile.

Ogni virtù può raggiungere un punto di massima validità oltre il quale diviene difetto.

Se, perso in un tunnel, non vedi la luce dell'uscita, è perché non stai guardando nella direzione giusta.

Non c'è responsabilità senza consapevolezza.

Facendo solo il possibile dopo un po' ti ritrovi ad aver fatto l'impossibile.

lunedì 24 novembre 2014

Perchè scegliere una Guida e un percorso di evoluzione interiore


 Le riflessioni di una ricercatrice.


"Seguire un percorso di evoluzione interiore è impegnativo.
Cambia la vita.
Perchè la vita stessa viene completamente messa in gioco:è come se si prendesserp i vari pezzetti di sè, si mettessero su un tavolo, e si iniziasse a guardarli.
Alcuni pezzetti li teniamo nascosti e speriamo non vengano mai fuori, altri non li conosciamo neppure noi e ci stupiscono quando emergono, altri ci fanno così paura che solo per avere il coraggio di guardarli ci vogliono mesi, anni.
Ma prima o poi escono tutti e ce li troviamo lì davanti.
Con l'aiuto della Guida si fa pulizia: si butta via la roba inutile, si aggiusta quella con imperfezioni, si spolverano dei pezzi e, a volte, si scoprono diamanti. E piano piano i pezzi utili, una volta aggiustati o sistemati (se necessario) tornano a posto.
Ma fa male, soprattutto all'inizio, perchè tutti quei pezzetti sono parte di noi e permettere che gli altri li vedano, avere il coraggio di gettarli o modificarli, è doloroso.
E il Percorso non si fa solo durante il seminario mensile: una volta tirati fuori, i pezzetti di sè, reclamano, urlano, vogliono attenzione.
E la vita diventa il Percorso e viceversa. A volte questa fatica si vede.
Quindi capita che gli amici, le persone che ci stanno vicine ma non abbastanza da sentire quello che sentiamo noi per il Percorso e la Guida, ci chiedano: ma perchè lo fai? Se soffri, se fai fatica...la tua vita ordinaria va bene, è perfetta...chi te lo fa fare?
E la mia risposta è stata, dal primo momento e lo è sempre e sempre di più:
"perchè facendo questa Scelta io mi sento sempre come nell'estate della maturità, quando senti che hai infinite possibilità davanti a te, che nulla ti è precluso e tutto è possibile."
E questa sensazione, una volta riemersa, è uno di quei pezzettini che tornano al loro posto e a cui non vuoi rinunciare mai più e per cui sei disposto a tutto."

venerdì 21 novembre 2014

I semi della consapevolezza

Questa mail, inviata ad un Maestro a circa 20 anni da un  breve ed unico incontro con un allievo, dimostra come i semi della consapevolezza germoglino sempre, al di là del tempo e dello spazio.

"Ciao Paolo mi chiamo Sandro e ho 36 anni. Ci siamo conosciuti quando ne avevo 15, in Sardegna insieme ad un altro maestro di tachi di nome Luigi....ti parlai dei miei viaggi fuori dal corpo....poi le nostre strade si divisero, quell'incontro ha segnato la mia vita e lo ricordo con piacere....siamo tutti in cammino...n'amaste. Grazie anche se sono passati 20 anni o poco piú."

venerdì 24 ottobre 2014

Il respiro nel tai ji quan, una metodologia di lavoro.

IL RESPIRO NEL TAI JI QUAN
UNA METODOLOGIA DI LAVORO

Quando non specificato diversamente il respiro si intende dal naso, con la
bocca chiusa e i denti non a contatto.

RESPIRO NATURALE:
Inspiro: gonfio la pancia più possibile, soprattutto nella parte bassa. Questo
fa sì che i polmoni si riempiano dal basso
Espiro: sgonfio la pancia.

Si chiama naturale perchè questo dovrebbe essere il respiro "naturale"
dell'essere umano; solitamente però nell'uomo adulto il respiro a causa di
blocchi, traumi ed abitudini, si ferma ai polmoni o comunque, se non ri-
educato, raramente scende a gonfiare la pancia.

Esercizi:
-per facilitare l'allievo a "sentire" la pancia che si gonfia/sgonfia si può
dare l'indicazione a tenere le mani sulla pancia
-per facilitare l'allievo nell'evitare contrazioni o movimenti inutili di
spalle e torace in questo esercizio si può dare l'indicazione a tenere le
braccia in alto con le mani appoggiate sulla nuca.

RESPIRO MARZIALE:
Inspiro: ritraggo indentro la pancia
Espiro: gonfio la pancia

Questo respiro si usa nella pratica del tai ji, facendo coincidere il momento
dell'espiro con il momento di "attacco" o comunque con un momento in cui
l'energia va canalizzata fuori verso un punto preciso.

UJJAYI
Entrambe le tipologie di respiro possono essere potenziate dalla tecnica "
Ujjayi" che  consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino alle
clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide - il segmento mediano
della laringe che comunica con la regione posteriore del cavo della bocca.
Questa ostruzione fa sì che l'aria, sulle pareti della laringe, provochi un
suono caratteristico, sordo e continuo, sia durante l'inspiro che durante
l'espiro.


ESERCIZIO PER PURIFICARE I POLMONI
Qualunque sia la tipologia di respirazione prescelta, se si fa durare l'espiro
il doppio rispetto all'inspiro (ad esempio contando da 1 a 4 in fase di inspiro
e da 1 a 8 in fase di espiro) i polmoni vengono svuotati a fondo e quindi
purificati.

domenica 31 agosto 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

-la strada per uscire da un meccanismo inizia con una sensazione
-un meccanismo, per durare, deve essere isolato da tutto il resto

sabato 22 febbraio 2014

Condivisione notturna di uno strato di cipolla con la sua stella polare


Ogni cambio di muta mi porta sempre più vicina al cuore, come le cipolle, di strato in strato lascio alle mie spalle tutto ciò che per me aveva un peso ed era aggrovigliato al mio emotivo.
Li sento arrancare, infastiditi dal mio sfuggergli tra le dita, come un torrente di montagna, un'anguilla di acqua dolce che incessabilmente si dirige verso il mare.
I miei moduli, i miei attaccamenti, i finti appigli ai quali rivolgermi nel momento del bisogno.
Sempre presenti, sempre più fievoli, mi reclamano.
Ma dopo ogni ripetizione io sono sempre più lontana ... a volte guardo indietro e non mi riconosco ... a volte questo mi provoca malinconia e desolazione ... la volta dopo, certa determinazione nel seguire il mio cammino.
E poi ci sono quelle pietre miliari nella mia vita, che sembrano montagne che non si abbassano mai, solchi profondi eternità incolmabili.
Ma io so che il mio scorrere lì erode e qui crea.
Pazienza. Inspiro. Espiro. E tanta compassione.
Per me, che non mi basto mai.

Buona notte stella polare.

martedì 18 gennaio 2011

Indicazioni per la pratica del tai chi chuan

Durante l'esecuzione della forma occorre mantenere lo sguardo orizzontale, cioè evitare di inclinare la testa. Questa indicazione si basa sull'idea che se inclinate la testa, da una parte il flusso sanguigno e quello del qi sono squilibrati e, dall'altra. questo rischia di disturbare il senso di orizzontalità, e questo è pericoloso nel combattimento.
Per una corretta circolazione dell'energia e della forza, è necessario che manteniate la colonna vertebrale diritta, con particolare attenzione alla nuca.
Occorre mantenere il corpo rilassato facendo sciogliere ogni piccola tensione. Questo permette una migliore circolazione del sangue e del qi, fondamentali per la concentrazione della forza. non si tratta però di una semplice decontrazione. durante il combattimento, occorre mantenere una tensione mentale, mentre il corpo è rilassato.

giovedì 6 gennaio 2011

Condurre il cavallo per le redini

Quando sento diminuire la centratura, la presenza a me stessa, impiego piccoli intervalli di digiuno, di soli tre giorni, per rafforzare la dimensione del governo di sé, impiego uno sforzo volontario (per me è uno sforzo monumentale, per altri miei compagni di lavoro è un giochino da ragazzi!) per permettermi di osservarmi nei meccanismi emotivi, nei lampi di emotivo che portano a ricercare il cibo, nell’intenzione di controllarli evitando di scaricare l’energia in maniera automatica e potendo impiegare invece quella carica in maniera maggiormente produttiva, mettendo in atto nuovi comportamenti, maggiormente consapevoli e un poco più liberi.
L’obiettivo che traguardo è di riuscire a dirigermi in modo da non rimanere meccanicamente ancorata ai pregiudizi più radicati, ai meccanismi delle abitudini, dei bisogni fittizi, come quelli che vincolano nel rapporto con il cibo o nella relazione con il partner. Capiamoci: non sono patologicamente ancorata al cibo e non sono nemmeno impegnata a diventare un’asceta!
Ciò che mi pare interessante (e anche molto difficile per la verità) è andare oltre, raccogliere la sfida di imparare ad essere talmente presenti a se stessi da non doversi privare delle esperienze che nella vita scatenano l’energia emotiva di natura fuoco (Xin - letteralmente cuore - il centro che esprime emozioni, sentimenti, desideri, di natura fuoco, alimentato dal cibo e dall’aria). Nei miei piccoli intervalli di digiuno rafforzo l’osservazione interna, faccio appello alla mente saggia (Yi, mente d’acqua, nutrita dal Qi d’acqua o Qi originario) per governare i guizzi del centro emotivo che risponde ai condizionamenti, ai meccanismi, alle paure, agli ancoraggi esterni e tiene premuti in basso.
In questa pratica associo l’esercizio del “pugno chiuso”, cioè ad intervalli di un’ora richiamo la presenza a me stessa ricordando gli obiettivi che mi sono prefissa. Noto l’efficacia di queste pratiche, sposto gli obiettivi una volta raggiunti, piccoli traguardi che in maniera olistica posso impiegare spostando le “competenze” acquisite sul terreno del digiuno negli altri ambiti della vita.

giovedì 23 dicembre 2010

Delle montagne parlanti, il Feng Shui interiorizzato

Quando siamo arrivati abbiamo percepito da subito la specialità dei Casali nella relazione con l’alta valle, le montagne e i fiumi riverberavano la loro energia in quel fuoco, il nucleo costruito in epoca altomedioevale.
Erano leggere intuizioni, confermate dalla visita degli esperti che negli anni successivi mi hanno accompagnato nella scoperta del Feng Shui.

Il Bregaceto, il Ramaceto, l’Aiona, il “cuneo”, li ho osservati con empatia, ma ancora erano uno sfondo, una cornice poderosa e verdeggiante.
Vivere quassù e approfondire gli studi del Feng Shui mentre rendevo più intenso il lavoro su di me attraverso il dialogo con il corpo fisico, energetico ed emotivo, mi ha permesso di sentire il collegamento con queste formazioni naturali proprio come con esseri animati.

E’ una condizione che avvicina alla dimensione del Tutto, in cui cadono i confini tra il proprio sé individuale e la realtà di cui siamo parte.

La mutevolezza atmosferica, stagionale, i cambiamenti di luce, di colore, risultano forme di qualità energetiche ed aiutano nella comprensione e nella conoscenza di sé.
Le simbologie delle forme svelano contenuti inaspettati, queste montagne in cui si susseguono forme di fuoco e di acqua (come in una sauna finlandese!) hanno le caratteristiche dei luoghi (Eva Wong) che gli antichi cinesi ritenevano adatti a temprare i guerrieri (fase metallo).

Tutto ciò sembra ancor più “curioso” visto che la formazione Anidra, quella più complessa e interiore, è in effetti una via del guerriero, del samurai, di colui o colei cioè che, per espandere la propria consapevolezza, rivolge l’attenzione al "combattimento" con la propria ombra, i propri condizionamenti automatici, i pregiudizi, le paure.