"Il tuo spirito sia un gatto che acchiappa un topo.
Le tue mosse siano un falco che afferra un coniglio.
La tua immobilità sia della montagna.
Il tuo movimento sia del fiume.
Raccogli il tuo Soffio Vitale come quando tendi la corda dell'arco.
Rilascia il tuo Soffio Vitale come quando scocchi la freccia.
La tua Mente sia il comandante.
Il tuo Soffio Vitale sia la bandiera.
La cintura sia l'asta.
La tua Forza Interiore allora fluirà come filo di seta che si dipana"
Wu Yu Xing (1812-1880)
Ringraziamo i nostri compagni di ricerca che ci hanno donato queste parole.
Corpo, mente, emozioni: esperienze condivise - Body, mind, emotions: shared experiences
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mercoledì 20 maggio 2015
Tai ji quan
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giovedì 5 febbraio 2015
Il mondo nelle frasi di un maestro
-la paura è una limitazione dell'espansione
-l'osservazione è il centro del mio potere
-quello che faccio sono pretesti per far succedere qcosa dentro
-l'osservazione è il centro del mio potere
-quello che faccio sono pretesti per far succedere qcosa dentro
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mercoledì 14 gennaio 2015
Perle di Saggezza
Molto spesso all'origine di un malumore c'è il verbo volere.
Se ci vengono mosse delle critiche sarà bene ringraziare con sincero calore: qualcuno sta lavorando perfino gratuitamente per aiutarci a migliorare.
Tutto è scritto eppure meravigliosamente plasmabile.
Ogni virtù può raggiungere un punto di massima validità oltre il quale diviene difetto.
Se, perso in un tunnel, non vedi la luce dell'uscita, è perché non stai guardando nella direzione giusta.
Non c'è responsabilità senza consapevolezza.
Facendo solo il possibile dopo un po' ti ritrovi ad aver fatto l'impossibile.
martedì 23 dicembre 2014
Perle di saggezza
L'Umore
tinge tutto quello che hai, tutto quello che sei, tutto quello che fai. Per ciò,
prima ancora di pensare, parlare od agire fa sì che l'Umore abbia molto a che
vedere con l'Amore.
Ciò che si versa nella mente
opera.
Ogni problema nasce non con una
ma infinite soluzioni.
La più breve frase che
pronunciamo è un tesoro di informazioni su di noi
Doma te stesso pur lasciandoti
libero!
Quando leggiamo scriviamo dentro
di noi, quando scriviamo leggiamo dentro di noi.
A sollevare problemi si è tutti
bravi; è a trovar soluzioni che si è sempre in pochi.
Se hai fretta è perché non stai
facendo la cosa giusta.
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venerdì 24 ottobre 2014
Il respiro nel tai ji quan, una metodologia di lavoro.
IL RESPIRO NEL TAI JI QUAN
UNA METODOLOGIA DI LAVORO
Quando non specificato diversamente il respiro si intende dal naso, con la
bocca chiusa e i denti non a contatto.
RESPIRO NATURALE:
Inspiro: gonfio la pancia più possibile, soprattutto nella parte bassa. Questo
fa sì che i polmoni si riempiano dal basso
Espiro: sgonfio la pancia.
Si chiama naturale perchè questo dovrebbe essere il respiro "naturale"
dell'essere umano; solitamente però nell'uomo adulto il respiro a causa di
blocchi, traumi ed abitudini, si ferma ai polmoni o comunque, se non ri-
educato, raramente scende a gonfiare la pancia.
Esercizi:
-per facilitare l'allievo a "sentire" la pancia che si gonfia/sgonfia si può
dare l'indicazione a tenere le mani sulla pancia
-per facilitare l'allievo nell'evitare contrazioni o movimenti inutili di
spalle e torace in questo esercizio si può dare l'indicazione a tenere le
braccia in alto con le mani appoggiate sulla nuca.
RESPIRO MARZIALE:
Inspiro: ritraggo indentro la pancia
Espiro: gonfio la pancia
Questo respiro si usa nella pratica del tai ji, facendo coincidere il momento
dell'espiro con il momento di "attacco" o comunque con un momento in cui
l'energia va canalizzata fuori verso un punto preciso.
UJJAYI
Entrambe le tipologie di respiro possono essere potenziate dalla tecnica "
Ujjayi" che consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino alle
clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide - il segmento mediano
della laringe che comunica con la regione posteriore del cavo della bocca.
Questa ostruzione fa sì che l'aria, sulle pareti della laringe, provochi un
suono caratteristico, sordo e continuo, sia durante l'inspiro che durante
l'espiro.
ESERCIZIO PER PURIFICARE I POLMONI
Qualunque sia la tipologia di respirazione prescelta, se si fa durare l'espiro
il doppio rispetto all'inspiro (ad esempio contando da 1 a 4 in fase di inspiro
e da 1 a 8 in fase di espiro) i polmoni vengono svuotati a fondo e quindi
purificati.
UNA METODOLOGIA DI LAVORO
Quando non specificato diversamente il respiro si intende dal naso, con la
bocca chiusa e i denti non a contatto.
RESPIRO NATURALE:
Inspiro: gonfio la pancia più possibile, soprattutto nella parte bassa. Questo
fa sì che i polmoni si riempiano dal basso
Espiro: sgonfio la pancia.
Si chiama naturale perchè questo dovrebbe essere il respiro "naturale"
dell'essere umano; solitamente però nell'uomo adulto il respiro a causa di
blocchi, traumi ed abitudini, si ferma ai polmoni o comunque, se non ri-
educato, raramente scende a gonfiare la pancia.
Esercizi:
-per facilitare l'allievo a "sentire" la pancia che si gonfia/sgonfia si può
dare l'indicazione a tenere le mani sulla pancia
-per facilitare l'allievo nell'evitare contrazioni o movimenti inutili di
spalle e torace in questo esercizio si può dare l'indicazione a tenere le
braccia in alto con le mani appoggiate sulla nuca.
RESPIRO MARZIALE:
Inspiro: ritraggo indentro la pancia
Espiro: gonfio la pancia
Questo respiro si usa nella pratica del tai ji, facendo coincidere il momento
dell'espiro con il momento di "attacco" o comunque con un momento in cui
l'energia va canalizzata fuori verso un punto preciso.
UJJAYI
Entrambe le tipologie di respiro possono essere potenziate dalla tecnica "
Ujjayi" che consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino alle
clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide - il segmento mediano
della laringe che comunica con la regione posteriore del cavo della bocca.
Questa ostruzione fa sì che l'aria, sulle pareti della laringe, provochi un
suono caratteristico, sordo e continuo, sia durante l'inspiro che durante
l'espiro.
ESERCIZIO PER PURIFICARE I POLMONI
Qualunque sia la tipologia di respirazione prescelta, se si fa durare l'espiro
il doppio rispetto all'inspiro (ad esempio contando da 1 a 4 in fase di inspiro
e da 1 a 8 in fase di espiro) i polmoni vengono svuotati a fondo e quindi
purificati.
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mercoledì 27 agosto 2014
Il mondo nelle frasi di un maestro
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lunedì 25 agosto 2014
Il mondo nelle frasi di un maestro
- Ciò che accade fuori è dentro di noi.
- Attiriamo ciò che siamo
- Tutto ciò che è grande si costruisce dal piccolo
- Una rotta sbagliata, anche di pochissimi gradi, con il tempo ci porta lontano dall'obiettivo. "Pochi gradi" sono piccole azioni quotidiane che consideriamo trascurabili
- Il giudizio è una colpa, perchè significa non accettare ciò che è, mentre tutto ciò che è ha una causa
- L'esperienza può liberare o rinchiudere; rinchiude se sbagliamo l'archiviazione. Un esempio di archiviazione sbagliata dell'esperienza è darne un senso oggettivo
- Nel mondo non c'è nulla di uguale
- Attiriamo ciò che siamo
- Tutto ciò che è grande si costruisce dal piccolo
- Una rotta sbagliata, anche di pochissimi gradi, con il tempo ci porta lontano dall'obiettivo. "Pochi gradi" sono piccole azioni quotidiane che consideriamo trascurabili
- Il giudizio è una colpa, perchè significa non accettare ciò che è, mentre tutto ciò che è ha una causa
- L'esperienza può liberare o rinchiudere; rinchiude se sbagliamo l'archiviazione. Un esempio di archiviazione sbagliata dell'esperienza è darne un senso oggettivo
- Nel mondo non c'è nulla di uguale
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martedì 19 agosto 2014
Il mondo nelle frasi di un maestro
-Nella Via, sono le azioni fatte al di fuori dal bisogno che producono risultato.
-Attenersi alle norme evita fallimenti e garantisce risultati.
-L'esperienza metabolizzata è quella che non produce sintomi negativi, la tossicità si manifesta con sintomi fuori dall'esperienza. Entrambe le esperienze, quelle non metabolizzate e quelle fatte per soddisfare la tossicità, non producono risultato.
-Attenersi alle norme evita fallimenti e garantisce risultati.
-L'esperienza metabolizzata è quella che non produce sintomi negativi, la tossicità si manifesta con sintomi fuori dall'esperienza. Entrambe le esperienze, quelle non metabolizzate e quelle fatte per soddisfare la tossicità, non producono risultato.
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venerdì 4 luglio 2014
Condivisione di una ricercatrice. Focus su cose apparentemente di poca importanza, ma che in realtà, alla fine, svelano molteplici aspetti di noi “macchine”.
Mercoledì
2
luglio
2014
Focus
su
cose
apparentemente
di
poca
importanza,
ma
che
in
realtà,
alla
fine,
svelano
molteplici
aspetti
di
noi
“macchine”.
Come
molti
di
noi,
quando
qualcosa
del
comportamento
di
un
altro
mi
muove,
spesso
me
lo
tengo
dentro,
ci
rimugino
e
al
massimo
cerco
di
chiarirmi
a
quattr’occhi
con
l’interessato.
Questo
è
il
tentativo
di
invertire
il
trend
facendo
qualcosa
di
diverso:
condividere.
Spero
che
sia
per
me
l’inizio
di
un
cambiamento.
Grazie
Sara!
Quelli
che
seguono
sono
appunti
del
mio
diario,
li
ho
scritti
per
me
(nel
tentativo
di
comprendere)
e
li
mando
così
come
sono.
Un
minimo
di
premessa
sui
fatti
per
chi
non
ne
è
al
corrente
(è
scontato
che
è
la
cronaca,
per
come
me
la
ricordo
e,
soprattutto,
dal
mio
punto
di
vista!!!):
Durante
l’ultimo
seminario
ho
chiesto
a
Sara
se
potevo
fare
degli
interventi
di
potatura
sulle
rose
del
Mulino.
Mi
c’è
entrata
un’oretta
di
lavoro
poi
ho
dovuto
smettere
perché
avevo
da
fare
le
camere.
L’altro
giorno,
dopo
il
lavoro,
aspettando
la
cena
del
compleanno
di
Giovanna,
mi
sono
presa
un’altra
ora
per
portare
a
termine
quello
che
mi
ero
prefissa
di
fare.
Nel
frattempo
ne
avevo
parlato
anche
con
Giulia
(mi
sono
fatta
l’idea
che
quando
si
tratta
di
rose
bisogna
sempre
conferire
con
Giulia!).
Avendo
inmano
delle
forbici
(o
meglio,
cesoie)
mi
è
venuto
in
mente
che
avrei
potuto
tagliare
anche
quella
che
io
considero
un’erba
selvatica,
che
Sara
ha
lasciato
nei
5
vasi
che
sono
sulla
rampa,
dove
c’è
del
grano
seminato
dai
ragazzini
dello
scorso
anno.
Io
ci
passo
davanti
parecchie
volte
alla
settimana,
a
quei
vasi,
e
tutte
le
volte
li
guardo.
Ora
queste
erbette
sono
andate
a
seme
e,
secondo
me,
dato
che
la
pianta
è
a
fine
ciclo,
si
può
togliere,
così
anche
il
grano
finisce
di
maturare...
poi
sarebbe
bello
che
le
pansè
arancioni,
che
hanno
la
sventura
di
condividere
il
vaso
con
il
grano
e
le
erbe,
riuscissero
a
fiorire!
Queste
erbe
sono
carucce,
ma
un
po’
invadenti,
ben
radicate,
fra
l’altro
sporgono
e
sporcano
abbastanza.
Comunque
ho
sempre
pensato
che
le
avesse
lasciate
Sara
di
proposito,
perciò
non
le
ho
mai
tolte.
L’altro
giorno
(sempre
con
le
forbici
in
mano
– ScissorHands!)
ho
pensato
che
a
questo
punto,
visto
che
si
stanno
seccando,
nessuno
avrebbe
avuto
niente
in
contrario
se
le
avessi
tagliate,
tanto
più
che
anche
il
grano
mi
sembrava
maturo...
Matteo
e
Carlo
sono
al
lavoro
al
Mulino
così
chiedo
conferma
Matte
sulla
maturazione
del
grano,
che
secondo
me
è
da
“mietere”
(mi
fa
sorridere
l’idea
di
“mietere”
del
grano
in
vaso).
Lui
mi
rispondeche
sarebbe
carino
se
lo
facessero
i
ragazzi ,
che
tanto
l’indomani
sarebbero
stati
lì.
Gli
do
atto
che
sarebbe
carino.
Intanto
ho
tagliato
le
erbe
da
uno
dei
vasi,
ma
non
essendo
convinta
dell’effettiva
utilità
di
tale
operazione,
torno
a
dedicarmi
alle
rose,
che
ne
ho
ancora
un
bel
po’
da
ripulire.
(A botta calda, sono ancora infastidita) Poco fa mi telefona Sara per chiedermi se
ho tagliato le erbe da uno dei vasi di grano al Mulino. In sostanza mi dice che devo
chiedere a lei prima di fare qualsiasi intervento sul “Regno Naturale” al Centro,
non esattamente con queste parole, ma il senso alla fine è questoIn conclusione:
“Non tagliare più nemmeno una rosa, niente!”
Secondo quello che dice lei, il mio intervento si doveva l
imitare alle rose, non dovevo permettermi di prendere tale iniziativa e che ora ci sono
dei vasi “monchi” (hopraticamente deturpato il paesaggio..!)
Le cose che mi hanno più dato fastidio sono (anche se non in ordine d’importanza):
> Non mi ha mai telefonato in un anno e mezzo, domani sarò lì e c’è questa urgenza
inderogabile di “punirmi”, perché in sostanza lo scopo della sue telefonara era quello,
l’ho capito alla fine.
>
Mi
ripete
più
e
più
volte
che
non
devo
chiedere
a
Matte,
perché
la
responsabile
è
lei,
nonostante
io
le
abbia
spiegato
per
filo
e
per
segno
più
di
una
volta
che
è
stata
una
mia
iniziativa.
>
Per
ciò
di
cui
sopra,
mi
sento
come
se
mi
si
mettessero
in
bocca
cose
che
non
ho
detto
e
stessi
parlando
al
vento.
>
Mi
sono
alterata
per
questo
e
mi
ha
dato
molto
fastidio
alzare
la
voce
e
perdere
il
centro,
tanto
più
che
lei,
invece,
lei
era
abbastanza
fredda,
dall’
“alto
della
sua
posizione”.
>
Il
fatto
di
aver
reagito
mi
ha
fatto
immediatamente
sentire
debole,
priva
di
potere
su
me
stessa.
>
Lei
ha
concluso
dicendomi
praticamente
di
non
permettermi
più
di
tagliare
neanche
una
rosa...
Quello
di
potare
le
rose
per
me
era
stato
il
più
bel
lavoro
fatto
al
centro
negli
ultimi
anni,
può
sembrare
assurdo,
ma
è
proprio
così!
A
me
piace
tanto
fare
questo
tipo
di
lavoro,
mi
rilassa,
mi
ricarica,
mi
dà
soddisfazione.
Poi
avevo
passato
un’ora
o
due
al
sole
e
all’aria
aperta.
>
Ora
questo
ricordo,
questa
sensazione,
rischiano
di
essere
“macchiate”
a
vita
da
questo
diktat?
Devo
forse
essere
privata
a
vita
del
piacere
di
fare
del
giardinaggio
(se
capiterà
ancora
che
avrò
il
tempo)?
>
Una
volta
finita
la
telefonata
(ancora
infuenzata
dalla
rabbia
e
dal
dispiacere)
ho
riflettuto
su
un
fatto
e
adesso
ne
sono
anche
più
convinta,
che
è
tutta
una
questione
di
potere
e
anche
di
ruoli.
>
Lei
ha
voluto (secondo
me,
in
maniera
spropozionatamente
pesante)
far
valere
il
suo
potere
su
di
me
(ma
aquanto
pare,
soprattutto
su
Matte).
Io
mi
sono
sentita
schiacciata
anche
tra
loro
due.
>
Probabilmente
io
rappresento
uno
degli
“ultimiavamposti”,
per
cui
se
c’è
bisogno
di
far
valere
delle
“ragioni”
ci
si
può
“servire
“
di
me,
che
tanto
più
io
presto
il
fianco
in
qualche
modo,
non
foss’altro
che
per
le
mie
reazioni.
[Premetto
che:
ho
tagliato
delle
erbe
selvatiche
arrivate
a
seme
-per
cui
a
fine
ciclo-‐che
sporgono,
sporcano,
ci
struscio
tutte
le
volte
che
passo
di
lì
coi
borsoni
di
biancheria
e
ci
devo
spazzare
(io
e
nessun’altro,
checché
ne
dica
lei,
che
forse
c’avrà
spazzato
una
volta!).
Tali
piante,
che
non
sono
neanche
particolarmente
belle,
soffocano
delle
pansè
arancioni
che
fiorirebbero
altrimenti,
in
mezzo
al
grano
–
grano
e
pansè
che
forse
non
ci
sarebbero
neanche
se
qualche
mese
fa
non
le
avessi
liberate
dal
marciume
che
le
soffocava.]
Ma
torniamo
alle
questioni
di
potere...
>
Io
mi
sento
privata
della
possibilità
di
“intervenire”
in
un
ambito
che
a
me
dà
piacere
e
per
il
quale
ritengo
di
avere
un
minimo
di
talento
e
di
competenze
(non
professionali,
non
riconosciute,
ma
di
fatto
per
anni
ho
mantenuto
a
posto
Collungo
e
qualcosina
l’ho
fatta
anche
da
quando
sono
qui,
per
cui
ho
le
mie
idee
in
fatto
di
piante:
forse
questo
lei
lo
percepisce
come
una
specie
di
minaccia?
>
Infine,
ma
non
certo
meno
importante,
c’è
il
fatto
che
mi
sento
come
se
lei
mi
si
fosse
“rivoltata
contro”,
quando
invece
la
sentivo
vicina
(
anche
se
è
già
da
un
po’
che
mi
sembra
che
qualcosa
sia
cambiato,
però
non
mi
pare
che
nasca
da
me...).
Altre
considerazioni:
Forse
io
mi
sento
“mancante
di
potere”?
Sì,
nel
momento
in
cui
mi
sento
“mossa”
e
mi
ci
arrabbio.
In
effetti
avrei
pianto
di
rabbia,
dispiacere,
senso
d’impotenza...
ma
anche
questa
è
una
reazione
abnorme!
In
fin
dei
conti
avrei
solo
dovuto
molto
bonariamente
“mandarla
a
cagare”,
farmi
due
risate
e
chiudere
la
conversazione
con
una
battuta.
Mi
piacerebbe
tanto
essere
così,
leggera!
Invece
in
qualche
modo,
ho
sentito
qualcosa
che
“toccava
la
mia
identità”
-‐dicasi
anche
identificazione!
Mi
si
dice
che
sono
“scorretta”
(quando
a
me
sembrava
di
aver
chiesto
tutti
permessi
–a
lei,
a
Giulia).
Mi
si
fa
notare
che
ho
fatto
“una
cosa
che
non
si
fa”(es.:
tagliare
erbe
non
richieste),
per
cui
forse
sono
reputata
“inaffidabile”
(?!).
Mi
si
dice
che
non
devo
“avere
delle
idee”in
un
ambito
che
non
è
“il
mio”
(ognuno
giochi
nel
suo
portone!
–cioè
“non
voglio
giocare
con
te”),
per
cui
mi
sento
rifiutata.E’
ancora
tutto
lì,
dall’infanzia...(?)
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martedì 17 giugno 2014
I cambiamenti e i neuroni specchio
Il
nostro cervello si trova completamente immerso in una rete elettromagnetica.
Ogni neurotrasmettitore e carica elettrica neuronale dei cervelli intorno a noi
libera continuamente onde elettromagnetiche a 360° sferici, di una precisa e
determinata frequenza, che si è constatato scientificamente dipendere
fondamentalmente dalla propria alimentazione. Per alimentazione non si deve
intendere solo il cibo materiale ma anche I pensieri le emozioni che
attraversano ognuno di noi.
Tutto
ciò, se per un verso rappresenta una fonte di sicurezza per la sopravvivenza
della specie, rende qualsiasi cambiamento impossibile se non si cambia anche il
gruppo di appartenenza. In altri termini qualsiasi cambiamento, in un contesto
sociale di persone che sono assolutamente diverse, dopo un periodo più o meno
lungo è destinato a rientrare.
Infatti
il nostro cervello, proprio per il principio della minima energia, è costretto
a risintonizzarsi con la frequenza degli altri. Questo accade senza che neanche
ce ne accorgiamo, gradualmente ed inconsciamente.
Il “meccanismo mirror” determina una quasi costrizione all’imitazione. Il
meccanismo mirror si è sviluppato nei milioni di anni
anche a PROTEZIONE del
livello alimentare di minima energia raggiunto.
giovedì 22 maggio 2014
GLI AMMORTIZZATORI E LA COSCIENZA
Fortunatamente per l'uomo, per la sua pace e il suo sonno lo stato di coscienza è molto raro. Sin dalla più tenera età, gli "ammortizzatori" hanno cominciato a svilupparsi e a fortificarsi in lui, togliendogli progressivamente tutte le possibilità di vedere le sue contraddizioni interiori. In tal modo, non vi è il minimo pericolo di un risveglio improvviso. Il risveglio è possibile solo per quelli che lo cercano, lo vogliono e sono pronti a lottare con sé stessi, a lavorare su sé stessi molto a lungo e con perseveranza per ottenerlo. A questo scopo, è necessario distruggere gli ammortizzatori, cioè andare incontro a tutte le sofferenze interiori, che sono legate alla sensazione delle contraddizioni. Inoltre, la distruzione degli ammortizzatori esige di per sé un lunghissimo lavoro, e l'uomo deve acconsentire a questo lavoro, comprendendo bene che il risveglio della sua coscienza si accompagnerà a tutti i disagi e a tutte le sofferenze immaginabili.
Ma la coscienza è il solo fuoco che possa far fondere insieme tutte le componenti dell'essere umano, e creare l'unità che l'uomo non possiede nello stato nel quale incomincia a studiare sé stesso.
Il concetto di coscienza non ha nulla in comune con quello di moralità. La coscienza è un fenomeno generale e permanente e non è possibile che in assenza degli ammortizzatori.
Ma la coscienza è il solo fuoco che possa far fondere insieme tutte le componenti dell'essere umano, e creare l'unità che l'uomo non possiede nello stato nel quale incomincia a studiare sé stesso.
Il concetto di coscienza non ha nulla in comune con quello di moralità. La coscienza è un fenomeno generale e permanente e non è possibile che in assenza degli ammortizzatori.
mercoledì 21 maggio 2014
GLI AMMORTIZZATORI
Per comprendere tutta la complessità della struttura interiore dell'essere umano occorre parlare degli ammortizzatori. Bisogna rendersi conto che ogni sforzo, oltre ai risultati desiderati, supposto che ve ne siano, produce migliaia di risultati inattesi, sovente indesiderabili. Inoltre, non si deve dimenticare che non cominciate dal principio, con una bella macchina pulita e nuova. Dietro ognuno di voi vi sono anni di vita falsa o stupida. Avete sempre ceduto alle vostre debolezze, avete sempre chiuso gli occhi sui vostri errori, cercando di evitare tutte le verità sgradevoli, mentendo costantemente a voi stessi, giustificandovi, biasimando gli altri, e così di seguito. Tutto ciò non ha potuto che nuocere alla vostra macchina. La macchina è sporca, arrugginita in molti punti e il suo cattivo funzionamento ha fatto sorgere dei dispositivi artificiali; essi vengono detti ammortizzatori.
La causa della loro apparizione è l'esistenza nell'uomo di molteplici contraddizioni; contraddizioni nelle sue opinioni, nei suoi sentimenti, nelle sue simpatie, in ciò che vede, in ciò che fa. Se un uomo dovesse sentire, durante la sua intera vita tutte le contraddizioni che sono in lui, non potrebbe agire né vivere così tranquillamente. Continuamente si produrrebbero degli attriti in lui, e le sue inquietudini non gli darebbero pace. Noi non sappiamo vedere quanto i differenti "io" che compongono la nostra personalità sono contraddittori e ostili gli uni agli altri. Se un uomo potesse sentire tutte queste contraddizioni, si sentirebbe ciò che è realmente. Sentirebbe che pazzo. E non è gradevole per nessuno sentirsi pazzo. In più, un tale pensiero priva l'uomo della fiducia in sé stesso e indebolisce la sua energia, esso lo frustra nel "rispetto di sé stesso". In un modo o in un altro, bisogna dunque che egli controlli questo pensiero o lo bandisca. Egli deve, o distruggere le sue contraddizioni, o cessare di vederle e di sentirle. L'uomo non può distruggere le sue contraddizioni. Ma se gli ammortizzatori si formano in lui, può smettere di sentirle; non sentirà più gli urti che risultano da punti di vista contraddittori, emozioni e parole contraddittorie.
Gli "ammortizzatori" si formano per gradi, lentamente. Un gran numero di essi sono creati artificialmente dall'educazione. Altri devono la loro esistenza all'influenza ipnotica dell'ambiente. L'uomo circondato da persone che parlano, pensano, sentono, vivono tramite i loro ammortizzatori. Imitandoli nelle loro opinioni, nelle loro azioni e nelle loro parole, crea involontariamente in sé stesso degli ammortizzatori analoghi, che gli rendono la vita più facile. Perché è molto duro vivere senza ammortizzatori. Ma essi impediscono ogni possibilità di sviluppo interiore, sono fatti per smorzare i colpi, ma i colpi, e solo i colpi, possono tirar fuori un uomo dallo stato nel quale vive, cioè svegliarlo; Gli ammortizzatori cullano il sonno dell'uomo, gli danno una gradevole e pacifica sensazione che tutto va bene, che le contraddizioni non esistono, e che può dormire in pace. Gli ammortizzatori sono dei dispositivi che permettono all'uomo da avere sempre ragione; essi impediscono di sentire la sua coscienza.
mercoledì 14 maggio 2014
Le possibilità umane
Le possibilità dell'uomo sono immense. Non è possibile neppure farsi un'un'idea di ciò che un uomo è capace di raggiungere. Ma nel sonno nulla può essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi sogni, si mescolano alla realtà. L'uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire.Ecco perché non può fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre e soltanto in una piccola parte di se stesso.
È già stato detto che lo studio di sé, dell'osservazione di sé, se condotti in modo corretto, portano l'uomo a rendersi conto che vi è qualcosa di sbagliato, nella sua macchina nelle sue funzioni, nel loro stato ordinario. Egli capisce che, proprio perché è addormentato, vive e lavora solo in una parte di sé, capisce che per la stessa ragione la maggior parte delle sue possibilità restano non realizzate, la maggior parte dei suoi poteri, non utilizzati. Egli sente di non ricavare dalla vita tutto ciò che essa potrebbe dargli, e che la sua incapacità dipende da certi difetti funzionali della sua macchina, del suo apparecchio ricevente. L'idea dello studio di sé acquista ai suoi occhi un significato nuovo. Egli sente che forse non vale neppure la pena di studiarsi così come è ora. Vede ogni funzione nel suo stato attuale, e come potrebbe o dovrebbe diventare. L'osservazione di sé induce l'uomo a riconoscere la necessità di cambiare. Praticandola, egli si rende conto che il solo fatto di osservare sé stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l'osservazione di sé è per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio.
martedì 6 maggio 2014
Tayoqi prima sezione
Il Tayoqi è una disciplina che integra sinergicamente il tai ji quan, lo
yoga e il qi gong.
Frutto del lavoro ultra trentennale del maestro Paolo Bendinelli nel campo delle arti marziali e delle discipline orientali.
In questo video è ripresa la prima sezione del tayoqi.
Per maggiori informazioni su questa disciplina potete cliccare sull'etichetta "tayoqi" per leggere tutti i post dedicati all'argomento.
Il tayoqi fa parte dei percorsi formativi di Anidra Academy per l'insegnamento e/o il conseguimento della qualifica di operatore olistico certificato.
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lunedì 14 aprile 2014
Un risultato dell'autoprogrammazione
(condivido l'esperienza di una mia compagna di ricerca)
Ho voglia di condividere una bella esperienza...
mi sono sentita dire mille volte "sentilo perfetto" e non sono mai riuscita a capire che il vero significato era un altro
ho sempre interpretato queste parole come "lui è perfetto"
mi sentivo attaccata, ho sempre pensato che mi venisse addossata la responsabilità dei vari problemi e che lui venisse scagionato da ogni responsabilità
e mi chiedevo: ma come è possibile che certe cose non si vedano? non sono io, è lui quello sbagliato, non è perfetto..
e mettevo tutta l'attenzione lì, senza spostarmi di mezzo milllimetro
poi ti ritrovi sola, sei lontana (fortunatamente fisicamente ma non con il cuore) e questo rende difficile ogni gesto, ogni movimento emotivo..
è come muoversi immersi in una sostanza gelatinosa, a rallentatore.
cerchi di cogliere e osservare il più possibile ma tutto sfugge e ti ritrovi in una melma soffocante che ti chiude la gola e non riesci più a parlare
le emozioni "negative" prendono il sopravvento e arrivi a distruggerti..
credi di essere sola e non poter chiedere aiuto a nessuno, tantomeno al maestro che ti ha sempre puntato il dito difendendo l'altro..
e la mente annaspa con mille punti interrogativi che si autoalimentano e ti annebbiano
ma c'è una piccolissima lucina in fondo al tunnel....devi riuscire ad arrivarci!
se vuoi respirare e risolvere almeno qualcosa devi darti da fare, sei sola e devi sfruttare al massimo ogni occasione, devi far tesoro di quei pochissimi momenti che hai a disposizione vicino al maestro e pomparli e gonfiarli e succhiarli fino al midollo
devi riuscire a mettere in pratica VERAMENTE qualcosa di quello che lui ti mostra..
sta dicendo che quando siamo in stato alfa possiamo parlare alla nostra "coscienza"
che possiamo progammarci andando a scardinare le convinzioni profonde
perchè non provarci? in fin dei conti ho sempre osservato che le ore passate in macchina sono quasi magiche; si genera un rilassamento molto piacevole
sono in alfa! e allora datti da fare!
ma devo dirmi la cosa giusta! cosa?
...LUI E' PERFETTO...
lo ripeto nella mente tante volte mentre guido con un bel teporino in macchina, la luce del mattino e tutto che scorre intorno..
negli ultimi tre mesi sono arrivata ad essere disgustata dal mio compagno
la situazione è precipitata in maniera indescrivibile
nessuna interazione di tipo fisico, mentale, emotiva, niente di niente
arrivare a voler essere miglia e miglia distanti, provare rabbia rancore verso di lui e non riuscire ad avvicinarsi
nessuna carezza, nessun bacio, nessuna parola carina, solo indifferenza, discussioni, lacrime, rabbia, urla...
..lui è perfetto...l'eco risuona nella mente, la giornata passa e quando torni a casa la sera senti dentro che hai voglia di accarezzargli le mani..
cosa mi sta succedendo? da dove arriva questa cosa? è cambiato qualcosa
la percezione di lui è cambiata, non è importante che faccia le cose come devono esser fatte, ma come io lo sento
ho voglia di un abbraccio, del SUO abbraccio..
C...O FUNZIONA!
allora ti avvicini, gli tocchi la mano e gli rivolgi la parola in maniera delicata
lo guardi negli occhi e dentro lo senti perfetto...
Ho voglia di condividere una bella esperienza...
mi sono sentita dire mille volte "sentilo perfetto" e non sono mai riuscita a capire che il vero significato era un altro
ho sempre interpretato queste parole come "lui è perfetto"
mi sentivo attaccata, ho sempre pensato che mi venisse addossata la responsabilità dei vari problemi e che lui venisse scagionato da ogni responsabilità
e mi chiedevo: ma come è possibile che certe cose non si vedano? non sono io, è lui quello sbagliato, non è perfetto..
e mettevo tutta l'attenzione lì, senza spostarmi di mezzo milllimetro
poi ti ritrovi sola, sei lontana (fortunatamente fisicamente ma non con il cuore) e questo rende difficile ogni gesto, ogni movimento emotivo..
è come muoversi immersi in una sostanza gelatinosa, a rallentatore.
cerchi di cogliere e osservare il più possibile ma tutto sfugge e ti ritrovi in una melma soffocante che ti chiude la gola e non riesci più a parlare
le emozioni "negative" prendono il sopravvento e arrivi a distruggerti..
credi di essere sola e non poter chiedere aiuto a nessuno, tantomeno al maestro che ti ha sempre puntato il dito difendendo l'altro..
e la mente annaspa con mille punti interrogativi che si autoalimentano e ti annebbiano
ma c'è una piccolissima lucina in fondo al tunnel....devi riuscire ad arrivarci!
se vuoi respirare e risolvere almeno qualcosa devi darti da fare, sei sola e devi sfruttare al massimo ogni occasione, devi far tesoro di quei pochissimi momenti che hai a disposizione vicino al maestro e pomparli e gonfiarli e succhiarli fino al midollo
devi riuscire a mettere in pratica VERAMENTE qualcosa di quello che lui ti mostra..
sta dicendo che quando siamo in stato alfa possiamo parlare alla nostra "coscienza"
che possiamo progammarci andando a scardinare le convinzioni profonde
perchè non provarci? in fin dei conti ho sempre osservato che le ore passate in macchina sono quasi magiche; si genera un rilassamento molto piacevole
sono in alfa! e allora datti da fare!
ma devo dirmi la cosa giusta! cosa?
...LUI E' PERFETTO...
lo ripeto nella mente tante volte mentre guido con un bel teporino in macchina, la luce del mattino e tutto che scorre intorno..
negli ultimi tre mesi sono arrivata ad essere disgustata dal mio compagno
la situazione è precipitata in maniera indescrivibile
nessuna interazione di tipo fisico, mentale, emotiva, niente di niente
arrivare a voler essere miglia e miglia distanti, provare rabbia rancore verso di lui e non riuscire ad avvicinarsi
nessuna carezza, nessun bacio, nessuna parola carina, solo indifferenza, discussioni, lacrime, rabbia, urla...
..lui è perfetto...l'eco risuona nella mente, la giornata passa e quando torni a casa la sera senti dentro che hai voglia di accarezzargli le mani..
cosa mi sta succedendo? da dove arriva questa cosa? è cambiato qualcosa
la percezione di lui è cambiata, non è importante che faccia le cose come devono esser fatte, ma come io lo sento
ho voglia di un abbraccio, del SUO abbraccio..
C...O FUNZIONA!
allora ti avvicini, gli tocchi la mano e gli rivolgi la parola in maniera delicata
lo guardi negli occhi e dentro lo senti perfetto...
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sabato 22 febbraio 2014
Condivisione notturna di uno strato di cipolla con la sua stella polare
Ogni cambio di muta mi porta sempre più vicina al cuore,
come le cipolle, di strato in strato lascio alle mie spalle tutto ciò che per
me aveva un peso ed era aggrovigliato al mio emotivo.
Li sento arrancare, infastiditi dal mio sfuggergli tra le dita, come un torrente di montagna, un'anguilla di acqua dolce che incessabilmente si dirige verso il mare.
I miei moduli, i miei attaccamenti, i finti appigli ai quali rivolgermi nel momento del bisogno.
Sempre presenti, sempre più fievoli, mi reclamano.
Ma dopo ogni ripetizione io sono sempre più lontana ... a volte guardo indietro e non mi riconosco ... a volte questo mi provoca malinconia e desolazione ... la volta dopo, certa determinazione nel seguire il mio cammino.
E poi ci sono quelle pietre miliari nella mia vita, che sembrano montagne che non si abbassano mai, solchi profondi eternità incolmabili.
Ma io so che il mio scorrere lì erode e qui crea.
Pazienza. Inspiro. Espiro. E tanta compassione.
Per me, che non mi basto mai.
Buona notte stella polare.
Li sento arrancare, infastiditi dal mio sfuggergli tra le dita, come un torrente di montagna, un'anguilla di acqua dolce che incessabilmente si dirige verso il mare.
I miei moduli, i miei attaccamenti, i finti appigli ai quali rivolgermi nel momento del bisogno.
Sempre presenti, sempre più fievoli, mi reclamano.
Ma dopo ogni ripetizione io sono sempre più lontana ... a volte guardo indietro e non mi riconosco ... a volte questo mi provoca malinconia e desolazione ... la volta dopo, certa determinazione nel seguire il mio cammino.
E poi ci sono quelle pietre miliari nella mia vita, che sembrano montagne che non si abbassano mai, solchi profondi eternità incolmabili.
Ma io so che il mio scorrere lì erode e qui crea.
Pazienza. Inspiro. Espiro. E tanta compassione.
Per me, che non mi basto mai.
Buona notte stella polare.
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