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mercoledì 20 maggio 2015

Tai ji quan

"Il tuo spirito sia un gatto che acchiappa un topo.
Le tue mosse siano un falco che afferra un coniglio.
La tua immobilità sia della montagna.
Il tuo movimento sia del fiume.
Raccogli il tuo Soffio Vitale come quando tendi la corda dell'arco.
Rilascia il tuo Soffio Vitale come quando scocchi la freccia.
La tua Mente sia il comandante.
Il tuo Soffio Vitale sia la bandiera.
La cintura sia l'asta.
La tua Forza Interiore allora fluirà come filo di seta che si dipana"

Wu Yu Xing (1812-1880)


Ringraziamo i nostri compagni di ricerca che ci hanno donato queste parole.

giovedì 5 febbraio 2015

Il mondo nelle frasi di un maestro

-la paura è una limitazione dell'espansione
-l'osservazione è il centro del mio potere
-quello che faccio sono pretesti per far succedere qcosa dentro

mercoledì 14 gennaio 2015

Perle di Saggezza

Molto spesso all'origine di un malumore c'è il verbo volere.

Se ci vengono mosse delle critiche sarà bene ringraziare con sincero calore: qualcuno sta lavorando perfino gratuitamente per aiutarci a migliorare.

Tutto è scritto eppure meravigliosamente plasmabile.

Ogni virtù può raggiungere un punto di massima validità oltre il quale diviene difetto.

Se, perso in un tunnel, non vedi la luce dell'uscita, è perché non stai guardando nella direzione giusta.

Non c'è responsabilità senza consapevolezza.

Facendo solo il possibile dopo un po' ti ritrovi ad aver fatto l'impossibile.

martedì 23 dicembre 2014

Perle di saggezza

L'Umore tinge tutto quello che hai, tutto quello che sei, tutto quello che fai. Per ciò, prima ancora di pensare, parlare od agire fa sì che l'Umore abbia molto a che vedere con l'Amore.

Ciò che si versa nella mente opera.

Ogni problema nasce non con una ma infinite soluzioni.

La più breve frase che pronunciamo è un tesoro di informazioni su di noi

Doma te stesso pur lasciandoti libero!

Quando leggiamo scriviamo dentro di noi, quando scriviamo leggiamo dentro di noi.

A sollevare problemi si è tutti bravi; è a trovar soluzioni che si è sempre in pochi.

Se hai fretta è perché non stai facendo la cosa giusta.


venerdì 24 ottobre 2014

Il respiro nel tai ji quan, una metodologia di lavoro.

IL RESPIRO NEL TAI JI QUAN
UNA METODOLOGIA DI LAVORO

Quando non specificato diversamente il respiro si intende dal naso, con la
bocca chiusa e i denti non a contatto.

RESPIRO NATURALE:
Inspiro: gonfio la pancia più possibile, soprattutto nella parte bassa. Questo
fa sì che i polmoni si riempiano dal basso
Espiro: sgonfio la pancia.

Si chiama naturale perchè questo dovrebbe essere il respiro "naturale"
dell'essere umano; solitamente però nell'uomo adulto il respiro a causa di
blocchi, traumi ed abitudini, si ferma ai polmoni o comunque, se non ri-
educato, raramente scende a gonfiare la pancia.

Esercizi:
-per facilitare l'allievo a "sentire" la pancia che si gonfia/sgonfia si può
dare l'indicazione a tenere le mani sulla pancia
-per facilitare l'allievo nell'evitare contrazioni o movimenti inutili di
spalle e torace in questo esercizio si può dare l'indicazione a tenere le
braccia in alto con le mani appoggiate sulla nuca.

RESPIRO MARZIALE:
Inspiro: ritraggo indentro la pancia
Espiro: gonfio la pancia

Questo respiro si usa nella pratica del tai ji, facendo coincidere il momento
dell'espiro con il momento di "attacco" o comunque con un momento in cui
l'energia va canalizzata fuori verso un punto preciso.

UJJAYI
Entrambe le tipologie di respiro possono essere potenziate dalla tecnica "
Ujjayi" che  consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino alle
clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide - il segmento mediano
della laringe che comunica con la regione posteriore del cavo della bocca.
Questa ostruzione fa sì che l'aria, sulle pareti della laringe, provochi un
suono caratteristico, sordo e continuo, sia durante l'inspiro che durante
l'espiro.


ESERCIZIO PER PURIFICARE I POLMONI
Qualunque sia la tipologia di respirazione prescelta, se si fa durare l'espiro
il doppio rispetto all'inspiro (ad esempio contando da 1 a 4 in fase di inspiro
e da 1 a 8 in fase di espiro) i polmoni vengono svuotati a fondo e quindi
purificati.

lunedì 25 agosto 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

- Ciò che accade fuori è dentro di noi.
- Attiriamo ciò che siamo
- Tutto ciò che è grande si costruisce dal piccolo
- Una rotta sbagliata, anche di pochissimi gradi, con il tempo ci porta lontano dall'obiettivo. "Pochi gradi" sono piccole azioni quotidiane che consideriamo trascurabili
- Il giudizio è una colpa, perchè significa non accettare ciò che è, mentre tutto ciò che è ha una causa
- L'esperienza può liberare o rinchiudere; rinchiude se sbagliamo l'archiviazione. Un esempio di archiviazione sbagliata dell'esperienza è darne un senso oggettivo
- Nel mondo non c'è nulla di uguale

martedì 19 agosto 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

-Nella Via, sono le azioni fatte al di fuori dal bisogno che producono risultato.

-Attenersi alle norme evita fallimenti e garantisce risultati.

-L'esperienza metabolizzata è quella che non produce sintomi negativi,  la tossicità si manifesta con sintomi fuori dall'esperienza. Entrambe le esperienze, quelle non metabolizzate e quelle fatte per soddisfare la tossicità, non producono risultato.

venerdì 4 luglio 2014

Condivisione di una ricercatrice. Focus su cose apparentemente di poca importanza, ma che in realtà, alla fine, svelano molteplici aspetti di noi “macchine”.

Mercoledì  2  luglio  2014
Focus  su  cose  apparentemente  di  poca  importanza,  ma  che  in  realtà,  alla  
fine,  svelano  molteplici  aspetti  di  noi  “macchine”.
Come  molti  di  noi,  quando  qualcosa  del  comportamento  di  un  altro  mi  muove,  
spesso  me  lo  tengo  dentro,  ci  rimugino  e  al  massimo  cerco  di  chiarirmi  a  
quattr’occhi  con  l’interessato.  Questo  è  il  tentativo  di  invertire  il  trend  facendo  
qualcosa  di  diverso:  condividere.  Spero  che  sia  per  me  l’inizio  di  un  
cambiamento.  Grazie  Sara!
Quelli  che  seguono  sono  appunti  del  mio  diario,  li  ho  scritti  per  me  (nel  tentativo  
di  comprendere)  e  li  mando  così  come  sono.
Un  minimo  di  premessa  sui  fatti  per  chi  non  ne  è  al  corrente  (è  scontato  che  è  la  
cronaca,  per  come  me  la  ricordo  e,  soprattutto,    dal  mio  punto  di  vista!!!):
Durante  l’ultimo  seminario  ho  chiesto  a  Sara  se  potevo  fare  degli  interventi  di  
potatura  sulle  rose  del  Mulino.  Mi  c’è  entrata  un’oretta  di  lavoro  poi  ho  dovuto  
smettere  perché  avevo  da  fare  le  camere.  
L’altro  giorno,  dopo  il  lavoro,  aspettando  la  cena  del  compleanno  di  Giovanna,  mi  
sono  presa  un’altra  ora  per  portare  a  termine  quello  che  mi  ero  prefissa  di  fare.  
Nel  frattempo  ne  avevo  parlato  anche  con  Giulia  (mi  sono  fatta  l’idea  che  quando  
si  tratta  di  rose  bisogna  sempre  conferire  con  Giulia!).
Avendo  inmano  delle  forbici  (o  meglio,  cesoie)  mi  è  venuto  in  mente  che  avrei  
potuto  tagliare  anche  quella  che  io  considero  un’erba  selvatica,  che  Sara  ha  
lasciato  nei  5  vasi  che  sono  sulla  rampa,  dove  c’è  del  grano  seminato  dai  
ragazzini  dello  scorso  anno.  
Io  ci  passo  davanti  parecchie  volte  alla  settimana,  a  quei  vasi,  e  tutte  le  volte  li  
guardo.  Ora  queste  erbette  sono  andate  a  seme  e,  secondo  me,  dato  che  la  pianta  
è  a  fine  ciclo,  si  può  togliere,  così  anche  il  grano  finisce  di  maturare...  poi  sarebbe  
bello  che  le  pansè  arancioni,  che  hanno  la  sventura  di  condividere  il  vaso  con  il  
grano  e  le  erbe,  riuscissero  a  fiorire!  Queste  erbe  sono  carucce,  ma  un  po’  
invadenti,  ben  radicate,  fra  l’altro  sporgono  e  sporcano  abbastanza.  Comunque  
ho  sempre  pensato  che  le  avesse  lasciate  Sara  di  proposito,  perciò  non  le  ho  
mai  tolte.  L’altro  giorno  (sempre  con  le  forbici  in  mano  – ScissorHands!)  ho  
pensato  che  a  questo  punto,  visto  che  si  stanno  seccando,  nessuno  avrebbe  avuto  
niente  in  contrario  se  le  avessi  tagliate,  tanto  più  che  anche  il  grano  mi  sembrava  
maturo...  Matteo  e  Carlo  sono  al  lavoro  al  Mulino  così  chiedo  conferma  Matte  sulla  
maturazione  del  grano,  che  secondo  me  è  da  “mietere”  (mi  fa  sorridere  l’idea  di  
“mietere”  del  grano  in  vaso).  Lui  mi  rispondeche  sarebbe  carino  se  lo  facessero  i  
ragazzi ,  che  tanto  l’indomani  sarebbero  stati  lì.  Gli  do  atto  che  sarebbe  carino.  
Intanto  ho  tagliato  le  erbe  da  uno  dei  vasi,  ma  non  essendo  convinta  dell’effettiva  utilità  di  tale  operazione, 
  torno  a  dedicarmi  alle  rose,  che  ne  ho  ancora  un  bel  po’  da  ripulire.
(A botta calda, sono ancora infastidita) Poco fa mi telefona Sara per chiedermi se
ho tagliato le erbe da uno dei vasi di grano al Mulino. In sostanza mi dice che devo 
chiedere a lei prima di fare qualsiasi intervento sul “Regno Naturale” al Centro, 
non esattamente con queste parole, ma il senso alla fine è questoIn conclusione:
 “Non tagliare più nemmeno una rosa, niente!” 
Secondo quello che dice lei, il mio intervento si doveva l
imitare alle rose, non dovevo permettermi di prendere tale iniziativa e che ora ci sono 
dei vasi “monchi” (hopraticamente deturpato il paesaggio..!)
Le cose che mi hanno più dato fastidio sono (anche se non in ordine d’importanza):
> Non mi ha mai telefonato in un anno e mezzo, domani sarò lì e c’è questa urgenza
inderogabile di “punirmi”, perché in sostanza lo scopo della sue telefonara era quello,
l’ho capito alla fine.
>  Mi  ripete  più  e  più  volte  che  non  devo  chiedere  a  Matte,  perché  la  responsabile  è  
lei,  nonostante  io  le  abbia  spiegato  per  filo  e  per  segno  più  di  una  volta  che  è  stata  una  mia  iniziativa.
>  Per  ciò  di  cui  sopra,  mi  sento  come  se  mi  si  mettessero  in  bocca  cose  che  non  ho  detto  e  stessi  parlando  al  vento.
>  Mi  sono  alterata  per  questo  e  mi  ha  dato  molto  fastidio  alzare  la  voce  e  perdere  
il  centro,  tanto  più  che  lei,  invece,  lei  era  abbastanza  fredda,  dall’  “alto  della  sua  
posizione”.
>  Il  fatto  di  aver  reagito  mi  ha  fatto  immediatamente  sentire  debole,  priva  di  potere  su  me  stessa.
>  Lei  ha  concluso  dicendomi  praticamente  di  non  permettermi  più  di  tagliare  
neanche  una  rosa...  Quello  di  potare  le  rose  per  me  era  stato  il  più  bel  lavoro  
fatto  al  centro  negli  ultimi  anni,  può  sembrare  assurdo,  ma  è  proprio  così!  
A  me  piace  tanto  fare  questo  tipo  di  lavoro,  mi  rilassa,  mi  ricarica,  mi  dà  soddisfazione.  Poi  avevo  passato  un’ora  o  due  al  sole  e  all’aria  aperta.  
>  Ora  questo  ricordo,  questa  sensazione,  rischiano  di  essere  “macchiate”  a  vita  da  
questo  diktat?  Devo  forse  essere  privata  a  vita  del  piacere    di  fare  del  giardinaggio  
(se  capiterà  ancora  che  avrò  il  tempo)?
>  Una  volta  finita  la  telefonata  (ancora  infuenzata  dalla  rabbia  e  dal  dispiacere)  ho  riflettuto  su  un  fatto  e  adesso 
  ne  sono  anche  più  convinta,  che  è  tutta  una  questione  di  potere  e  anche  di  ruoli.
>  Lei  ha  voluto (secondo  me,  in  maniera  spropozionatamente  pesante)  far  valere  
il  suo  potere  su  di  me    (ma  aquanto  pare,  soprattutto  su  Matte).  Io  mi  sono  sentita  schiacciata  anche  tra  loro  due.
>  Probabilmente  io  rappresento  uno  degli  “ultimiavamposti”,  per  cui  se  c’è  bisogno  di  far  valere  delle  “ragioni”  ci  si
  può  “servire  “  di  me,  che  tanto  più  io  presto  il  fianco  in  qualche  modo,  non  foss’altro  che  per  le  mie  reazioni.
[Premetto  che:  ho  tagliato  delle  erbe  selvatiche  arrivate  a  seme  -per  
cui  a  fine  ciclo-­‐che  sporgono,  sporcano,  ci  struscio  tutte  le  volte  che  passo  di  lì  coi  borsoni  di  
biancheria  e  ci  devo  spazzare  (io  e  nessun’altro,  checché  ne  dica  lei,  che  forse  c’avrà  
spazzato  una  volta!).  Tali  piante,  che  non  sono  neanche  particolarmente  belle,  
soffocano  delle  pansè  arancioni  che  fiorirebbero  altrimenti,  in  mezzo  al  grano  –
grano  e  pansè  che  forse  non  ci  sarebbero  neanche  se  qualche  mese  fa  non  le  avessi  
liberate  dal  marciume  che  le  soffocava.]
Ma  torniamo  alle  questioni  di  potere...
>  Io  mi  sento  privata  della  possibilità  di  “intervenire”  in  un  ambito  che  a  me  dà 
piacere  e  per  il  quale  ritengo  di  avere  un  minimo  di  talento  e  di  competenze  (non  
professionali,  non  riconosciute,  ma  di  fatto  per  anni  ho  mantenuto  a  posto  Collungo  e 
 qualcosina  l’ho  fatta  anche  da  quando  sono  qui,  per  cui  ho  le  mie  idee  in  fatto  di  piante:  forse  questo  lei  
lo  percepisce  come  una  specie  di  minaccia?  
>  Infine,  ma  non  certo  meno  importante,  c’è  il  fatto  che  mi  sento  come  se  lei  mi  si  fosse
  “rivoltata  contro”,  quando  invece  la  sentivo  vicina  (  anche  se  è  già  da  un  po’  che  mi  
sembra  che  qualcosa  sia  cambiato,  però  non  mi  pare  che  nasca  da  me...).
Altre  considerazioni:
Forse  io  mi  sento  “mancante  di  potere”?  Sì,  nel  momento  in  cui  mi  sento  “mossa”  
e  mi  ci  arrabbio.  In  effetti  avrei  pianto  di  rabbia,  dispiacere,  senso  d’impotenza...  
ma  anche  questa  è  una  reazione  abnorme!  In  fin  dei  conti  avrei  solo  dovuto  molto  bonariamente 
 “mandarla  a  cagare”,  farmi  due  risate  e  chiudere  la  conversazione  con  una  battuta.  Mi  piacerebbe  
tanto  essere  così,  leggera!
Invece  in  qualche  modo,  ho  sentito  qualcosa  che  “toccava  la  mia  identità”  -­‐dicasi  
anche  identificazione!  
Mi  si  dice  che  sono  “scorretta”  (quando  a  me  sembrava  di  aver  chiesto  tutti  permessi  
–a  lei,  a  Giulia).
Mi  si  fa  notare  che  ho  fatto  “una  cosa  che  non  si  fa”(es.:  tagliare  erbe  non  
richieste),  per  cui  forse  sono  reputata  “inaffidabile”  (?!).
Mi  si  dice  che  non  devo  “avere  delle  idee”in  un  ambito  che  non  è  “il  mio”  
(ognuno  giochi  nel  suo  portone!  –cioè  “non  voglio  giocare  con  te”),  per  cui  mi  
sento  rifiutata.E’  ancora  tutto  lì,  dall’infanzia...(?)
Diario 


martedì 17 giugno 2014

I cambiamenti e i neuroni specchio

Il nostro cervello si trova completamente immerso in una rete elettromagnetica. Ogni neurotrasmettitore e carica elettrica neuronale dei cervelli intorno a noi libera continuamente onde elettromagnetiche a 360° sferici, di una precisa e determinata frequenza, che si è constatato scientificamente dipendere fondamentalmente dalla propria alimentazione. Per alimentazione non si deve intendere solo il cibo materiale ma anche I pensieri le emozioni che attraversano ognuno di noi.
Tutto ciò, se per un verso rappresenta una fonte di sicurezza per la sopravvivenza della specie, rende qualsiasi cambiamento impossibile se non si cambia anche il gruppo di appartenenza. In altri termini qualsiasi cambiamento, in un contesto sociale di persone che sono assolutamente diverse, dopo un periodo più o meno lungo è destinato a rientrare.
Infatti il nostro cervello, proprio per il principio della minima energia, è costretto a risintonizzarsi con la frequenza degli altri. Questo accade senza che neanche ce ne accorgiamo, gradualmente ed inconsciamente.

Il “meccanismo mirror” determina una quasi costrizione all’imitazione. Il meccanismo mirror si è sviluppato nei milioni di anni
anche a PROTEZIONE del livello alimentare di minima energia raggiunto.

giovedì 22 maggio 2014

GLI AMMORTIZZATORI E LA COSCIENZA

Fortunatamente per l'uomo, per la sua pace e il suo sonno lo stato di coscienza è molto raro. Sin dalla più tenera età, gli "ammortizzatori" hanno cominciato a svilupparsi e a fortificarsi in lui, togliendogli progressivamente tutte le possibilità di vedere le sue contraddizioni interiori. In tal modo, non vi è il minimo pericolo di un risveglio improvviso. Il risveglio è possibile solo per quelli che lo cercano, lo vogliono e sono pronti a lottare con sé stessi, a lavorare su sé stessi molto a lungo e con perseveranza per ottenerlo. A questo scopo, è necessario distruggere gli ammortizzatori, cioè andare incontro a tutte le sofferenze interiori, che sono legate alla sensazione delle contraddizioni. Inoltre, la distruzione degli ammortizzatori esige di per sé un lunghissimo lavoro, e l'uomo deve acconsentire a questo lavoro, comprendendo bene che il risveglio della sua coscienza si accompagnerà a tutti i disagi e a tutte le sofferenze immaginabili.
Ma la coscienza è il solo fuoco che possa far fondere insieme tutte le componenti dell'essere umano, e creare l'unità che l'uomo non possiede nello stato nel quale incomincia a studiare sé stesso.
Il concetto di coscienza non ha nulla in comune con quello di moralità. La coscienza è un fenomeno generale e permanente e non è possibile che in assenza degli ammortizzatori.

mercoledì 21 maggio 2014

GLI AMMORTIZZATORI

Per comprendere tutta la complessità della struttura interiore dell'essere umano occorre parlare degli ammortizzatori. Bisogna rendersi conto che ogni sforzo, oltre ai risultati desiderati, supposto che ve ne siano, produce migliaia di risultati inattesi, sovente indesiderabili. Inoltre, non si deve dimenticare che non cominciate dal principio, con una bella macchina pulita e nuova. Dietro ognuno di voi vi sono anni di vita falsa o stupida. Avete sempre ceduto alle vostre debolezze, avete sempre chiuso gli occhi sui vostri errori, cercando di evitare tutte le verità sgradevoli, mentendo costantemente a voi stessi, giustificandovi, biasimando gli altri, e così di seguito. Tutto ciò non ha potuto che nuocere alla vostra macchina. La macchina è sporca, arrugginita in molti punti e il suo cattivo funzionamento ha fatto sorgere dei dispositivi artificiali; essi vengono detti ammortizzatori.
La causa della loro apparizione è l'esistenza nell'uomo di molteplici contraddizioni; contraddizioni nelle sue opinioni, nei suoi sentimenti, nelle sue simpatie, in ciò che vede, in ciò che fa. Se un uomo dovesse sentire, durante la sua intera vita tutte le contraddizioni che sono in lui, non potrebbe agire né vivere così tranquillamente. Continuamente si produrrebbero degli attriti in lui, e le sue inquietudini non gli darebbero pace. Noi non sappiamo vedere quanto i differenti "io" che compongono la nostra personalità sono contraddittori e ostili gli uni agli altri. Se un uomo potesse sentire tutte queste contraddizioni, si sentirebbe ciò che è realmente. Sentirebbe che pazzo. E non è gradevole per nessuno sentirsi pazzo. In più, un tale pensiero priva l'uomo della fiducia in sé stesso e indebolisce la sua energia, esso lo frustra nel "rispetto di sé stesso". In un modo o in un altro, bisogna dunque che egli controlli questo pensiero o  lo bandisca. Egli deve, o distruggere le sue contraddizioni, o cessare di vederle e di sentirle. L'uomo non può distruggere le sue contraddizioni. Ma se gli ammortizzatori si formano in lui, può smettere di sentirle; non sentirà più gli urti che risultano da punti di vista contraddittori, emozioni e parole contraddittorie. 
Gli "ammortizzatori" si formano per gradi, lentamente. Un gran numero di essi sono creati artificialmente dall'educazione. Altri devono la loro esistenza all'influenza ipnotica dell'ambiente. L'uomo circondato da persone che parlano, pensano, sentono, vivono tramite i loro ammortizzatori. Imitandoli nelle loro opinioni, nelle loro azioni e nelle loro parole, crea involontariamente in sé stesso degli ammortizzatori analoghi, che gli rendono la vita più facile. Perché è molto duro vivere senza ammortizzatori. Ma essi impediscono ogni possibilità di sviluppo interiore, sono fatti per smorzare i colpi, ma i colpi, e solo i colpi, possono tirar fuori un uomo dallo stato nel quale vive, cioè svegliarlo; Gli ammortizzatori cullano il sonno dell'uomo, gli danno una gradevole e pacifica sensazione che tutto va bene, che le contraddizioni non esistono, e che può dormire in pace. Gli ammortizzatori sono dei dispositivi che permettono all'uomo da avere sempre ragione; essi impediscono di sentire la sua coscienza.

mercoledì 14 maggio 2014

Le possibilità umane

Le possibilità dell'uomo sono immense. Non è possibile neppure farsi un'un'idea di ciò che un uomo è capace di raggiungere. Ma nel sonno nulla può essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi sogni, si mescolano alla realtà. L'uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire.Ecco perché non può fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre e soltanto in una piccola parte di se stesso.
È già stato detto che lo studio di sé, dell'osservazione di sé, se condotti in modo corretto, portano l'uomo a rendersi conto che vi è qualcosa di sbagliato, nella sua macchina nelle sue funzioni, nel loro stato ordinario. Egli capisce che, proprio perché è addormentato, vive e lavora solo in una parte di sé, capisce che per la stessa ragione la maggior parte delle sue possibilità restano non realizzate, la maggior parte dei suoi poteri, non utilizzati. Egli sente di non ricavare dalla vita tutto ciò che essa potrebbe dargli, e che la sua incapacità dipende da certi difetti funzionali della sua macchina, del suo apparecchio ricevente. L'idea dello studio di sé acquista ai suoi occhi un significato nuovo. Egli sente che forse non vale neppure la pena di studiarsi così come è ora. Vede ogni funzione nel suo stato attuale, e come potrebbe o dovrebbe diventare. L'osservazione di sé induce l'uomo a riconoscere la necessità di cambiare. Praticandola, egli si rende conto che il solo fatto di osservare sé stesso produce certi cambiamenti nei suoi processi interiori. Comincia a capire che l'osservazione di sé è per lui un mezzo per cambiare, uno strumento di risveglio.

martedì 6 maggio 2014

Tayoqi prima sezione

Il Tayoqi è una disciplina che integra sinergicamente il tai ji quan, lo yoga e il qi gong.
Frutto del lavoro ultra trentennale del maestro Paolo Bendinelli nel campo delle arti marziali e delle discipline orientali.
In questo video è ripresa la prima sezione del tayoqi.
Per maggiori informazioni su questa disciplina potete cliccare sull'etichetta "tayoqi" per leggere tutti i post dedicati all'argomento.
Il tayoqi fa parte dei percorsi formativi di Anidra Academy per l'insegnamento e/o il conseguimento della qualifica di operatore olistico certificato.

lunedì 14 aprile 2014

Un risultato dell'autoprogrammazione

(condivido l'esperienza di una mia compagna di ricerca)
Ho voglia di condividere una bella esperienza...

mi sono sentita dire mille volte "sentilo perfetto" e non sono mai riuscita a capire che il vero significato era un altro
ho sempre interpretato queste parole come "lui è perfetto"
mi sentivo attaccata, ho sempre pensato che mi venisse addossata la responsabilità dei vari problemi e che lui venisse scagionato da ogni responsabilità
e mi chiedevo: ma come è possibile che certe cose non si vedano? non sono io, è lui quello sbagliato, non è perfetto..
e mettevo tutta l'attenzione lì, senza spostarmi di mezzo milllimetro

poi ti ritrovi sola, sei lontana (fortunatamente fisicamente ma non con il cuore) e questo rende difficile ogni gesto, ogni movimento emotivo..
è come muoversi immersi in una sostanza gelatinosa, a rallentatore.
cerchi di cogliere e osservare il più possibile ma tutto sfugge e ti ritrovi in una melma soffocante che ti chiude la gola e non riesci più a parlare
le emozioni "negative" prendono il sopravvento e arrivi a distruggerti..
credi di essere sola e non poter chiedere aiuto a nessuno, tantomeno al maestro che ti ha sempre puntato il dito difendendo l'altro..
e la mente annaspa con mille punti interrogativi che si autoalimentano e ti annebbiano
ma c'è una piccolissima lucina in fondo al tunnel....devi riuscire ad arrivarci!
se vuoi respirare  e risolvere almeno qualcosa devi darti da fare, sei sola e devi sfruttare al massimo ogni occasione, devi far tesoro di quei pochissimi momenti che hai a disposizione vicino al maestro e pomparli e gonfiarli e succhiarli fino al midollo
devi riuscire a mettere in pratica VERAMENTE qualcosa di quello che lui ti mostra..

sta dicendo che quando siamo in stato alfa possiamo parlare alla nostra "coscienza"
che possiamo progammarci andando a scardinare le convinzioni profonde
perchè non provarci? in fin dei conti ho sempre osservato che le ore passate in macchina sono quasi magiche; si genera un rilassamento molto piacevole
sono in alfa! e allora datti da fare!
ma devo dirmi la cosa giusta! cosa?
...LUI E' PERFETTO...
lo ripeto nella mente tante volte mentre guido con un bel teporino in macchina, la luce del mattino e tutto che scorre intorno..

negli ultimi tre mesi sono arrivata ad essere disgustata dal mio compagno
la situazione è precipitata in maniera indescrivibile
nessuna interazione di tipo fisico, mentale, emotiva, niente di niente
arrivare a voler essere miglia e miglia distanti, provare rabbia rancore verso di lui e non riuscire ad avvicinarsi
nessuna carezza, nessun bacio, nessuna parola carina, solo indifferenza, discussioni, lacrime, rabbia, urla...

..lui è perfetto...l'eco risuona nella mente, la giornata passa e quando torni a casa la sera senti dentro che hai voglia di accarezzargli le mani..
cosa mi sta succedendo? da dove arriva questa cosa? è cambiato qualcosa
la percezione di lui è cambiata, non è importante che faccia le cose come devono esser fatte, ma come io lo sento
ho voglia di un abbraccio, del SUO abbraccio..
C...O FUNZIONA!
allora ti avvicini, gli tocchi la mano e gli rivolgi la parola in maniera delicata
lo guardi negli occhi e dentro lo senti perfetto...

sabato 22 febbraio 2014

Condivisione notturna di uno strato di cipolla con la sua stella polare


Ogni cambio di muta mi porta sempre più vicina al cuore, come le cipolle, di strato in strato lascio alle mie spalle tutto ciò che per me aveva un peso ed era aggrovigliato al mio emotivo.
Li sento arrancare, infastiditi dal mio sfuggergli tra le dita, come un torrente di montagna, un'anguilla di acqua dolce che incessabilmente si dirige verso il mare.
I miei moduli, i miei attaccamenti, i finti appigli ai quali rivolgermi nel momento del bisogno.
Sempre presenti, sempre più fievoli, mi reclamano.
Ma dopo ogni ripetizione io sono sempre più lontana ... a volte guardo indietro e non mi riconosco ... a volte questo mi provoca malinconia e desolazione ... la volta dopo, certa determinazione nel seguire il mio cammino.
E poi ci sono quelle pietre miliari nella mia vita, che sembrano montagne che non si abbassano mai, solchi profondi eternità incolmabili.
Ma io so che il mio scorrere lì erode e qui crea.
Pazienza. Inspiro. Espiro. E tanta compassione.
Per me, che non mi basto mai.

Buona notte stella polare.