sabato 7 novembre 2015

Raffinare la consapevolezza.

La fisica ci spiega cosa accade quando il vapore si addensa e le nuvole  diventano così dense che inizialmente la luce del sole non riesce a filtrare per far evaporare l'umidità. Dapprima la luce rimbalza letteralmente contro le goccioline d'acqua, ognuna simile a un piccolo specchio, irradiandosi in tutte le direzioni. Ma quando la presenza costante del sole le riscalda, le goccioline d'acqua iniziano lentamente a evaporare. E così le nuvole si dissolvono.
Questo processo può essere paragonato all'alchimia del lavoro emotivo, una trasformazione che ha origine da stati emotivi confusi conduce alla chiarezza e alla leggerezza dell'essere. Una consapevolezza raffinata, in questa alchimia interiore, rappresenta il fuoco. Tutto ciò non significa che la nebbia nelle nostre menti si dissiperà ogni volta che ne saremo consapevoli e coscienti. Ciò che può mutare è il nostro modo di percepire i vari stati mentali in cui veniamo a trovarci e quello di relazionarci a essi.
Una consapevolezza raffinata coltiva la capacità di vedere le cose come sono nel momento presente. Abitualmente, la nostra attenzione si sposta in maniera piuttosto incontrollabile, spinta in una direzione o in un'altra da pensieri casuali, ricordi vaghi, fantasie seducenti, frammenti di cose viste, sentite o percepite in qualche altro modo. Occorre mettere in campo un'attenzione prolungata e resistente alle distrazioni, focalizzata sui movimenti della mente. Essa non viene sospinta o catturata da pensieri o sentimenti, ma osserva con costanza i loro movimenti.
Ciò implica un nuovo modo di fare attenzione, un modo di espandere le possibilità della consapevolezza, raffinandone al contempo la precisione. In questo processo di educazione della mente impariamo a lasciar andare i pensieri e sentimenti che ci trascinano fuori dal presente, a stabilizzare la consapevolezza sulla nostra esperienza immediata. Se la distrazione genera turbamento, l'abilità di prolungare la nostra osservazione è di continuare a guardare, portare a una maggiore chiarezza e capacità di osservazione.
Utilizzando questo tipo di approccio, l'attenzione non si focalizza tanto sui problemi della nostra vita, quanto su come giungere alla chiarezza e al benessere della mente. Se riusciremo a fare nostro questo insegnamento, i problemi ci sembreranno meno complicati e diventeranno per noi opportunità di apprendimento, anziché minacce da evitare.

L'attenzione pienamente cosciente ci permette di comprendere l'attimo con più pienezza, di percepire finezze più sottili di quanto sia possibile fare con l'attenzione abituale. Questo processo ci rende più sensibili ai sussurri della nostra saggezza intuitiva innata.

domenica 30 agosto 2015

L'esperienza di un volontario al centroAnidra



I want to write this message in english because is the first language that I used here, and this has improved my english. Now I'm tired but happy for everydays spent in this beautiful place in wich I start to learn many things of my self. We are only two volunteers, but it's good the same. There is a lot of work, it's true (it's not holyday Emoticon wink ), but in this place you can work with others volunteers into the nature: the approach is too much different, because you can discover always new points of view about you and the people around you. You can check your mental limits and decide to fight and finally overcome them. In this process you are alone, it's true, but you can open really your mind and know the language, the accent, the thinking, the mood and the sound of the rest of the world. Also the Staff of centro Anidrais beautiful: they work for you everyday, they are real kind and many of these very exemple of life. If you try to talk with them, you can find special and simple people. This combination of Staff and other volunteers can help you to have a big vision of your life: for example, I understood that if I want travel I don't need much money, that one smiley can change your day, that sweetness is not only a gift but can be a way of life, that in every prejudices you can find your unreal limits, that you don't need to stay with other people to feel good with yourself, that it's time to stop to complain for everythings that's wrong in my opinion, that when it's time to work is beautiful to give all of me. Take care of yourself but look around of you, taste the world and do experiences. And so, after all that has happened in my life, I understood that I can't keep to control people and relations around me: I can only control and evolve myself. Problems are opportunities.

Miss you all
Fabio

martedì 25 agosto 2015

La scienza cambia marcia

Carissimi lettori del blog, dopo un lungo periodo e un'estate intensa, piena di avvenimenti, torniamo a scrivere per condividere esperienze, punti di vista ecc.
Quello che sottopongo alla vostra attenzione è un documento, assolutamente rivoluzionario, redatto da un gruppo di scienziati di fama internazionale, in cui si invita la comunità scientifica a cambiare paradigma; lasciare il pregiudizio ideologico materialista per includere nella ricerca tutta quella realtà - fino ad ora snobbata - non propriamente 'materiale'. Mente, emozioni, desideri, spiritualità dovrebbero essere - secondo gli autori di questo vero e proprio manifesto - oggetto di ricerca al pari di atomi, molecole, elettroni ecc. 


Da più di un secolo e mezzo fenomeni strani, classificati come anomali o paranormali, sono stati studiati da uomini di scienza che ne hanno verificato, registrato e analizzato la veridicità con le metodologie del tempo. Quei fenomeni mettevano in luce le capacità straordinarie della mente umana che la scienza ufficiale ancora adesso ritiene il prodotto dell’attività autoctona del cervello. Il lavoro di ricerca su quei fenomeni è stato sempre accompagnato da diatribe e incredulità che la maggioranza degli scienziati ha avanzato e sostenuto sulla base dell’incompatibilità delle osservazioni con la prevalente visione materialista del mondo. Negli ultimi decenni, soprattutto nel mondo anglosassone e in alcuni paesi europei, queste ricerche si sono avvalse di strumenti di valutazione ben diversi da quelli utilizzabili nel passato. Essi hanno permesso di confermare e approfondire le precedenti osservazioni, e quindi di concludere che quegli eventi non sono più da considerare anomali data la loro ampia diffusione tra gli uomini.
Il MANIFESTO PER UNA SCIENZA POST-MATERIALISTA, portato qui alla Vostra attenzione, sottolinea la necessità di superare le divisioni tra il fondamento materiale della scienza ufficiale (fisica quantistica esclusa) e l’esistenza ormai ineludibile dell’aspetto mentale e spirituale dell’universo messo in risalto dalle principali religioni. Si invitano quindi tutti gli scienziati ad includere quest’aspetto della sostanza del mondo nelle loro ricerche e nell’interpretazione dei fenomeni osservati.
Prof. Antonio Giuditta
giuditta@unina.it

MANIFESTO PER UNA SCIENZA POST-MATERIALISTA
Mario Beauregard, PhD, Gary E. Schwartz, PhD, Lisa Miller, PhD, Larry Dossey, MD, Alexander Moreira-Almeida, MD, PhD, Marilyn Schlitz, PhD, Rupert Sheldrake, PhD, Charles Tart, PhD.

Sin dal suo inizio la scienza si è continuamente evoluta per un principale motivo: l’accumulo di evidenza empirica non inseribile nelle sue radicate maniere di vedere. Le necessarie modifiche sono state spesso di minore entità, ma a volte di grande rilevanza come è avvenuto nella rivoluzione quantica e relativista delle prime decadi del ventesimo secolo.
Molti scienziati sono convinti che una transizione simile sia ora necessaria, dal momento che la focalizzazione materialistica che ha dominato la scienza nell’era moderna non può rendere conto di una messe di dati empirici via via crescenti che riguardano la coscienza e la spiritualità.
Il seguente Manifesto per una Scienza Post-Materialista messo a punto da un gruppo di studiosi e ricercatori cerca di chiarire quale potrebbe essere il punto di vista che emerge dalla nuova scienza.
Larry Dossey, MD, Editore Esecutivo

Siamo un gruppo di scienziati noti a livello internazionale e attivi in un ampio spettro di discipline scientifiche (biologia, neuroscienze, psicologia, medicina, psichiatria) che hanno partecipato ad un incontro internazionale sulla scienza post-materialista, la spiritualità e la società. L’incontro è stato congiuntamente organizzato da Gary E. Schwartz, PhD e Mario Beauregard, PhD (Università dell’Arizona), e da Lisa Miller, PhD (Columbia University). Esso si è tenuto a Canyon Ranch, Tucson, Arizona, il 7-9 febbraio 2014. Il nostro scopo è stato quello di discutere l’impatto dell’ideologia materialista sulla scienza e l’emergenza di un paradigma post-materialista nei riguardi della scienza, della spiritualità e della società.
Si sono raggiunte le seguenti conclusioni:

1. La moderna visione scientifica del mondo è prevalentemente fondata su presupposti strettamente associati alla fisica classica. Il materialismo - l’idea che la materia sia l’unica realtà – è uno di questi presupposti. Un altro è il riduzionismo secondo cui la comprensione di entità complesse può essere raggiunta per riduzione all’interazione delle loro parti o all’esistenza di componenti più semplici o più basilari del tipo di minuscole particelle materiali.

2. Durante il diciannovesimo secolo questi presupposti si sono precisati, sono divenuti dogmi e si sono conglobati in un sistema ideologico di convinzioni noto come “materialismo scientifico”. Tale sistema implica che la mente non è nient’altro che l’attività fisica del cervello, e che i pensieri non possono avere alcun effetto sul cervello e sul corpo, sulle azioni e sul mondo fisico.

3. Nel secolo ventesimo l’ideologia del “materialismo scientifico” è diventata così dominante nei circoli accademici che la maggioranza degli scienziati ha cominciato a credere che essa fosse basata su evidenza empirica ben consolidata e rappresentasse l’unico modo razionale di concepire il mondo.

4. I metodi scientifici basati sulla filosofia materialista hanno avuto estremo successo non solo nell’approfondire la nostra comprensione della natura, ma anche nel promuovere maggiore controllo e libertà grazie al progresso tecnologico.

5. Tuttavia, il dominio pressoché assoluto del materialismo nel mondo accademico ha seriamente limitato le scienze e ha ostacolato lo sviluppo di uno studio scientifico della mente e della spiritualità. La fede in questa ideologia vista come unica fonte esplicativa della realtà ha costretto gli scienziati a trascurare la dimensione soggettiva dell’esperienza umana. Ciò ha dato origine ad una visione notevolmente distorta e impoverita di noi stessi e del nostro ruolo in natura.

6. La scienza è anzitutto un metodo non dogmatico e senza preclusioni di conoscere la natura per mezzo di osservazioni, ricerche sperimentali e spiegazioni teoriche dei fenomeni. Tale metodologia non è sinonimo di materialismo e non dovrebbe essere condizionato da alcun credo, dogma, o ideologia.

7. Alla fine del secolo diciannovesimo i fisici hanno scoperto fenomeni empirici non spiegabili dalla fisica classica. Ciò ha portato all’emergere negli anni 20 e 30 dello scorso secolo di un ramo rivoluzionario della fisica nota come meccanica quantistica (QM). QM ha messo in discussione il fondamento materiale del mondo dimostrando che atomi e particelle subatomiche non sono realmente oggetti solidi; essi non sono localizzati in determinate posizioni dello spazio-tempo. Di grande importanza è il fatto che QM ha incluso la mente nella sua struttura concettuale di base, poiché si è scoperto che le particelle osservate e l’osservatore - il fisico e il suo strumento di osservazione – sono collegati. Secondo un’interpretazione della QM, tale fenomeno implica che la coscienza dell’osservatore è essenziale all’esistenza stessa dell’evento fisico osservato, e che eventi mentali agiscono sul mondo fisico. Tale interpretazione è confermata dai risultati di esperimenti recenti.
Questi suggeriscono che il mondo fisico non è più il componente principale o unico della realtà, e che essa non può essere compiutamente compresa senza un riferimento alla mente.

8. Studi di psicologia hanno dimostrato che l’attività mentale cosciente può influenzare il comportamento, e che il valore esplicativo e predittivo di determinati fattori (vedi convinzioni, scopi, desideri,aspettative) è molto elevato. Inoltre, ricerche di neuroimmunologia indicano che pensieri ed emozioni possono notevolmente influenzare l’attività di sistemi fisiologici (immunitari, endocrini, cardiovascolari) connessi al cervello. D’altra parte, studi di neuroimaging sull’autocontrollo emotivo,
la psicoterapia, e l’effetto placebo dimostrano che eventi mentali influenzano l’attività del cervello in modo significativo.

9. Lo studio dei cosidetti “fenomeni psi” indica che a volte si ricevono informazioni significative senza la partecipazione dei sensi e con modalità che trascendono i limiti dello spazio-tempo. La ricerca psi dimostra inoltre che noi possiamo influenzare mentalmente - a distanza - strumenti fisici e organismi viventi (tra cui esseri umani). Tali ricerche dimostrano che menti tra loro lontane si comportano come se fossero collegate in modo non localizzato; in altre parole si ipotizza che le correlazioni tra menti lontane non siano mediate (non collegate da noti segnali energetici), non siano attenuabili (non diminuite con la distanza), e siano immediate (sembrano simultanee). Questi eventi sono così diffusi da non potere essere considerati anomali o eccezioni di leggi naturali, ma indici della necessità di una struttura esplicativa più ampia che non può essere unicamente basata sul materialismo.

10. Attività mentale cosciente può aver luogo in condizioni di morte clinica prodotta da arresto cardiaco [la cosiddetta “esperienza vicina alla morte” o (NDE)]. Alcuni soggetti che l’hanno vissuta in condizioni di arresto cardiaco hanno descritto percezioni veridiche ottenute mentre erano fuori dal corpo (in quanto dimostrate coincidenti con la realtà). Tali condizioni possono anche generare esperienze di profonda spiritualità. È bene notare che l’attività elettrica del cervello svanisce pochi secondi dopo l’arresto cardiaco.

11. Esperimenti di laboratorio adeguatamente controllati hanno documentato che medium esperti in ricerca (essi asseriscono di essere in grado di comunicare con le menti di persone morte) possono a volte ottenere informazioni molto precise che riguardano individui defunti. Anche questo conferma la conclusione che la mente può esistere indipendentemente dal cervello.

12. Alcuni scienziati e filosofi particolarmente imbevuti di materialismo si rifiutano di accettare tali fenomeni dal momento che non corrispondono alla loro esclusiva visione del mondo. Il rifiuto di ricerche post-materialiste della natura o della pubblicazione di ben documentati risultati scientifici che confermano una visione post-materialista della realtà sono del tutto antitetici allo spirito della ricerca scientifica che consiste nel pieno adeguato accoglimento dei dati empirici. Dati che non rientrano in teorie e punti di vista attualmente favoriti non possono essere rifiutati a priori. Un tale rifiuto è ideologico, non scientifico.

13. È importante sottolineare che fenomeni psi quali l’NDE nell’arresto cardiaco e l’evidenza ripetibile ottenuta da medium credibili, appare anomala solo se vista attraverso gli occhiali del materialismo.

14. C’è di più. Le teorie materialiste non sono in grado di chiarire in che modo il cervello è in grado di generare la mente; esse sono altrettanto incapaci di rendere conto dell’evidenza empirica a cui si fa cenno nel nostro manifesto. Tali insuccessi ci dicono che è venuto il tempo di liberarci dai vincoli e dalla cecità della vecchia ideologia materialista per ampliare la nostra visione del mondo della natura e abbracciare il paradigma post-materialista.

15. Secondo il paradigma post-materialista:

a. La mente costituisce un aspetto della realtà altrettanto primordiale del mondo fisico. Essa è fondamentale nell’universo dal momento che non può originare dalla materia o essere ridotta a qualcosa di più basilare.

b. Mente e mondo fisico sono profondamente interconnessi.

c. La mente (volontà/intenzione) può influenzare lo stato del mondo fisico e operare in maniera non localizzata (o estesa); ciò significa che non è confinata in specifiche regioni dello spazio, come cervello o corpo, o in specifici momenti di tempo come il presente. Dato che la mente è in grado di influenzare il mondo fisico in maniera non locale, intenzioni, emozioni, e
desideri di uno sperimentatore non possono essere del tutto separate dai risultati sperimentali, sia pure se ottenuti con protocolli sperimentali ben controllati e a doppio cieco.

d. Le menti sono apparentemente illimitate e possono unirsi in maniere che suggeriscono la presenza in Una Unica Mente che include tutte le singole menti individuali.

e. Le NDE prodotte dall’arresto cardiaco suggeriscono che il cervello agisce come un trasduttore dell’attività mentale; in altre parole la mente agisce tramite il cervello ma non è prodotta da esso. Le NDE che hanno luogo durante l’arresto cardiaco, insieme all’evidenza fornita da medium esperti suggeriscono inoltre che la coscienza sopravvive alla morte del corpo, e che vi sono altri livelli non fisici di realtà.

f. Gli scienziati non dovrebbero temere di studiare la spiritualità e le esperienze spirituali che rappresentano un aspetto centrale dell’esistenza umana.

16. La scienza post-materialista non rifiuta le osservazioni empiriche e il grande valore dei risultati scientifici finora realizzati. Essa cerca di espandere le capacità umane per una migliore comprensione delle meraviglie della natura e, in tale processo, riscoprire l’importanza di mente e spirito come parti costituenti della struttura di base dell’universo. Il Post-materialismo è comprensivo della materia, considerata un costituente basilare dell’universo.

17. Il paradigma post-materialista racchiude implicazioni di ben più vasta portata. Esso modifica sostanzialmente la visione di noi stessi, riconsegnandoci la dignità e il potere di uomini e scienziati. Esso promuove valori positivi come la compassione, il rispetto e la pace. Col sottolineare un profondo legame tra noi e la natura nel suo insieme, il paradigma post-materialista promuove la consapevolezza dell’ambiente e la conservazione della biosfera. Non è inoltre una novità, ma solo un oblio durato 400 anni, che una vissuta compartecipazione transmateriale può diventare la pietra angolare della salute e del benessere, come sostenuto e preservato in antiche pratiche mentecorpo- spirito, tradizioni religiose, e visioni contemplative.

18. Il passaggio da una scienza materialista ad una scienza post-materialista può essere di vitale importanza per l’evoluzione della civiltà umana. Si potrebbe trattare di qualcosa più rilevante della transizione dal geocentrismo all’eliocentrismo.

NOI VI INVITIAMO, SCIENZIATI DI TUTTO IL MONDO, A LEGGERE IL MANIFESTO PER UNA SCIENZA POST-MATERIALISTA
E A SOTTOSCRIVERLO NEL CASO DESIDERIATE SOSTENERLO.
CONTATTI
Per ulteriori informazioni scrivere al Dr. Mario Beauregard, Laboratory for Advances in Consciousness and Health, Department of Psychology, University of Arizona, Tucson, USA.
Email: mariobeauregard@email.arizona.edu.
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Nota: Il testo originale in http://opensciences.org/files/pdfs/Manifesto-for-a-Post-Materialist-Science.pdf è stato

tradotto dal Prof. Antonio Giuditta.

mercoledì 20 maggio 2015

Tai ji quan

"Il tuo spirito sia un gatto che acchiappa un topo.
Le tue mosse siano un falco che afferra un coniglio.
La tua immobilità sia della montagna.
Il tuo movimento sia del fiume.
Raccogli il tuo Soffio Vitale come quando tendi la corda dell'arco.
Rilascia il tuo Soffio Vitale come quando scocchi la freccia.
La tua Mente sia il comandante.
Il tuo Soffio Vitale sia la bandiera.
La cintura sia l'asta.
La tua Forza Interiore allora fluirà come filo di seta che si dipana"

Wu Yu Xing (1812-1880)


Ringraziamo i nostri compagni di ricerca che ci hanno donato queste parole.

giovedì 5 febbraio 2015

Il mondo nelle frasi di un maestro

-la paura è una limitazione dell'espansione
-l'osservazione è il centro del mio potere
-quello che faccio sono pretesti per far succedere qcosa dentro

mercoledì 14 gennaio 2015

Perle di Saggezza

Molto spesso all'origine di un malumore c'è il verbo volere.

Se ci vengono mosse delle critiche sarà bene ringraziare con sincero calore: qualcuno sta lavorando perfino gratuitamente per aiutarci a migliorare.

Tutto è scritto eppure meravigliosamente plasmabile.

Ogni virtù può raggiungere un punto di massima validità oltre il quale diviene difetto.

Se, perso in un tunnel, non vedi la luce dell'uscita, è perché non stai guardando nella direzione giusta.

Non c'è responsabilità senza consapevolezza.

Facendo solo il possibile dopo un po' ti ritrovi ad aver fatto l'impossibile.

martedì 23 dicembre 2014

Perle di saggezza

L'Umore tinge tutto quello che hai, tutto quello che sei, tutto quello che fai. Per ciò, prima ancora di pensare, parlare od agire fa sì che l'Umore abbia molto a che vedere con l'Amore.

Ciò che si versa nella mente opera.

Ogni problema nasce non con una ma infinite soluzioni.

La più breve frase che pronunciamo è un tesoro di informazioni su di noi

Doma te stesso pur lasciandoti libero!

Quando leggiamo scriviamo dentro di noi, quando scriviamo leggiamo dentro di noi.

A sollevare problemi si è tutti bravi; è a trovar soluzioni che si è sempre in pochi.

Se hai fretta è perché non stai facendo la cosa giusta.


martedì 2 dicembre 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

-chi ama, ama
-la tecnica principe per svegliarsi è la presenza a se stessi, l'arte di osservarsi
-la paura di essere abbandonati è disistima verso se stessi
-gli altri vanno sentiti, non pensati


lunedì 24 novembre 2014

Perchè scegliere una Guida e un percorso di evoluzione interiore


 Le riflessioni di una ricercatrice.


"Seguire un percorso di evoluzione interiore è impegnativo.
Cambia la vita.
Perchè la vita stessa viene completamente messa in gioco:è come se si prendesserp i vari pezzetti di sè, si mettessero su un tavolo, e si iniziasse a guardarli.
Alcuni pezzetti li teniamo nascosti e speriamo non vengano mai fuori, altri non li conosciamo neppure noi e ci stupiscono quando emergono, altri ci fanno così paura che solo per avere il coraggio di guardarli ci vogliono mesi, anni.
Ma prima o poi escono tutti e ce li troviamo lì davanti.
Con l'aiuto della Guida si fa pulizia: si butta via la roba inutile, si aggiusta quella con imperfezioni, si spolverano dei pezzi e, a volte, si scoprono diamanti. E piano piano i pezzi utili, una volta aggiustati o sistemati (se necessario) tornano a posto.
Ma fa male, soprattutto all'inizio, perchè tutti quei pezzetti sono parte di noi e permettere che gli altri li vedano, avere il coraggio di gettarli o modificarli, è doloroso.
E il Percorso non si fa solo durante il seminario mensile: una volta tirati fuori, i pezzetti di sè, reclamano, urlano, vogliono attenzione.
E la vita diventa il Percorso e viceversa. A volte questa fatica si vede.
Quindi capita che gli amici, le persone che ci stanno vicine ma non abbastanza da sentire quello che sentiamo noi per il Percorso e la Guida, ci chiedano: ma perchè lo fai? Se soffri, se fai fatica...la tua vita ordinaria va bene, è perfetta...chi te lo fa fare?
E la mia risposta è stata, dal primo momento e lo è sempre e sempre di più:
"perchè facendo questa Scelta io mi sento sempre come nell'estate della maturità, quando senti che hai infinite possibilità davanti a te, che nulla ti è precluso e tutto è possibile."
E questa sensazione, una volta riemersa, è uno di quei pezzettini che tornano al loro posto e a cui non vuoi rinunciare mai più e per cui sei disposto a tutto."

venerdì 21 novembre 2014

I semi della consapevolezza

Questa mail, inviata ad un Maestro a circa 20 anni da un  breve ed unico incontro con un allievo, dimostra come i semi della consapevolezza germoglino sempre, al di là del tempo e dello spazio.

"Ciao Paolo mi chiamo Sandro e ho 36 anni. Ci siamo conosciuti quando ne avevo 15, in Sardegna insieme ad un altro maestro di tachi di nome Luigi....ti parlai dei miei viaggi fuori dal corpo....poi le nostre strade si divisero, quell'incontro ha segnato la mia vita e lo ricordo con piacere....siamo tutti in cammino...n'amaste. Grazie anche se sono passati 20 anni o poco piú."

venerdì 24 ottobre 2014

Il respiro nel tai ji quan, una metodologia di lavoro.

IL RESPIRO NEL TAI JI QUAN
UNA METODOLOGIA DI LAVORO

Quando non specificato diversamente il respiro si intende dal naso, con la
bocca chiusa e i denti non a contatto.

RESPIRO NATURALE:
Inspiro: gonfio la pancia più possibile, soprattutto nella parte bassa. Questo
fa sì che i polmoni si riempiano dal basso
Espiro: sgonfio la pancia.

Si chiama naturale perchè questo dovrebbe essere il respiro "naturale"
dell'essere umano; solitamente però nell'uomo adulto il respiro a causa di
blocchi, traumi ed abitudini, si ferma ai polmoni o comunque, se non ri-
educato, raramente scende a gonfiare la pancia.

Esercizi:
-per facilitare l'allievo a "sentire" la pancia che si gonfia/sgonfia si può
dare l'indicazione a tenere le mani sulla pancia
-per facilitare l'allievo nell'evitare contrazioni o movimenti inutili di
spalle e torace in questo esercizio si può dare l'indicazione a tenere le
braccia in alto con le mani appoggiate sulla nuca.

RESPIRO MARZIALE:
Inspiro: ritraggo indentro la pancia
Espiro: gonfio la pancia

Questo respiro si usa nella pratica del tai ji, facendo coincidere il momento
dell'espiro con il momento di "attacco" o comunque con un momento in cui
l'energia va canalizzata fuori verso un punto preciso.

UJJAYI
Entrambe le tipologie di respiro possono essere potenziate dalla tecnica "
Ujjayi" che  consiste nel contrarre i muscoli alla base del collo, vicino alle
clavicole, in modo da ostruire parzialmente la glottide - il segmento mediano
della laringe che comunica con la regione posteriore del cavo della bocca.
Questa ostruzione fa sì che l'aria, sulle pareti della laringe, provochi un
suono caratteristico, sordo e continuo, sia durante l'inspiro che durante
l'espiro.


ESERCIZIO PER PURIFICARE I POLMONI
Qualunque sia la tipologia di respirazione prescelta, se si fa durare l'espiro
il doppio rispetto all'inspiro (ad esempio contando da 1 a 4 in fase di inspiro
e da 1 a 8 in fase di espiro) i polmoni vengono svuotati a fondo e quindi
purificati.

venerdì 5 settembre 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

-Bisogna dare valore alle piccole cose, alle piccole sensazioni
-Se non sorridi, perdi un'occasione
-Quando il meccanismo esterno è molto forte, la motivazione "via da" è necessaria

domenica 31 agosto 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

-la strada per uscire da un meccanismo inizia con una sensazione
-un meccanismo, per durare, deve essere isolato da tutto il resto

giovedì 28 agosto 2014

lunedì 25 agosto 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

- Ciò che accade fuori è dentro di noi.
- Attiriamo ciò che siamo
- Tutto ciò che è grande si costruisce dal piccolo
- Una rotta sbagliata, anche di pochissimi gradi, con il tempo ci porta lontano dall'obiettivo. "Pochi gradi" sono piccole azioni quotidiane che consideriamo trascurabili
- Il giudizio è una colpa, perchè significa non accettare ciò che è, mentre tutto ciò che è ha una causa
- L'esperienza può liberare o rinchiudere; rinchiude se sbagliamo l'archiviazione. Un esempio di archiviazione sbagliata dell'esperienza è darne un senso oggettivo
- Nel mondo non c'è nulla di uguale

martedì 19 agosto 2014

Il mondo nelle frasi di un maestro

-Nella Via, sono le azioni fatte al di fuori dal bisogno che producono risultato.

-Attenersi alle norme evita fallimenti e garantisce risultati.

-L'esperienza metabolizzata è quella che non produce sintomi negativi,  la tossicità si manifesta con sintomi fuori dall'esperienza. Entrambe le esperienze, quelle non metabolizzate e quelle fatte per soddisfare la tossicità, non producono risultato.

venerdì 4 luglio 2014

Condivisione di una ricercatrice. Focus su cose apparentemente di poca importanza, ma che in realtà, alla fine, svelano molteplici aspetti di noi “macchine”.

Mercoledì  2  luglio  2014
Focus  su  cose  apparentemente  di  poca  importanza,  ma  che  in  realtà,  alla  
fine,  svelano  molteplici  aspetti  di  noi  “macchine”.
Come  molti  di  noi,  quando  qualcosa  del  comportamento  di  un  altro  mi  muove,  
spesso  me  lo  tengo  dentro,  ci  rimugino  e  al  massimo  cerco  di  chiarirmi  a  
quattr’occhi  con  l’interessato.  Questo  è  il  tentativo  di  invertire  il  trend  facendo  
qualcosa  di  diverso:  condividere.  Spero  che  sia  per  me  l’inizio  di  un  
cambiamento.  Grazie  Sara!
Quelli  che  seguono  sono  appunti  del  mio  diario,  li  ho  scritti  per  me  (nel  tentativo  
di  comprendere)  e  li  mando  così  come  sono.
Un  minimo  di  premessa  sui  fatti  per  chi  non  ne  è  al  corrente  (è  scontato  che  è  la  
cronaca,  per  come  me  la  ricordo  e,  soprattutto,    dal  mio  punto  di  vista!!!):
Durante  l’ultimo  seminario  ho  chiesto  a  Sara  se  potevo  fare  degli  interventi  di  
potatura  sulle  rose  del  Mulino.  Mi  c’è  entrata  un’oretta  di  lavoro  poi  ho  dovuto  
smettere  perché  avevo  da  fare  le  camere.  
L’altro  giorno,  dopo  il  lavoro,  aspettando  la  cena  del  compleanno  di  Giovanna,  mi  
sono  presa  un’altra  ora  per  portare  a  termine  quello  che  mi  ero  prefissa  di  fare.  
Nel  frattempo  ne  avevo  parlato  anche  con  Giulia  (mi  sono  fatta  l’idea  che  quando  
si  tratta  di  rose  bisogna  sempre  conferire  con  Giulia!).
Avendo  inmano  delle  forbici  (o  meglio,  cesoie)  mi  è  venuto  in  mente  che  avrei  
potuto  tagliare  anche  quella  che  io  considero  un’erba  selvatica,  che  Sara  ha  
lasciato  nei  5  vasi  che  sono  sulla  rampa,  dove  c’è  del  grano  seminato  dai  
ragazzini  dello  scorso  anno.  
Io  ci  passo  davanti  parecchie  volte  alla  settimana,  a  quei  vasi,  e  tutte  le  volte  li  
guardo.  Ora  queste  erbette  sono  andate  a  seme  e,  secondo  me,  dato  che  la  pianta  
è  a  fine  ciclo,  si  può  togliere,  così  anche  il  grano  finisce  di  maturare...  poi  sarebbe  
bello  che  le  pansè  arancioni,  che  hanno  la  sventura  di  condividere  il  vaso  con  il  
grano  e  le  erbe,  riuscissero  a  fiorire!  Queste  erbe  sono  carucce,  ma  un  po’  
invadenti,  ben  radicate,  fra  l’altro  sporgono  e  sporcano  abbastanza.  Comunque  
ho  sempre  pensato  che  le  avesse  lasciate  Sara  di  proposito,  perciò  non  le  ho  
mai  tolte.  L’altro  giorno  (sempre  con  le  forbici  in  mano  – ScissorHands!)  ho  
pensato  che  a  questo  punto,  visto  che  si  stanno  seccando,  nessuno  avrebbe  avuto  
niente  in  contrario  se  le  avessi  tagliate,  tanto  più  che  anche  il  grano  mi  sembrava  
maturo...  Matteo  e  Carlo  sono  al  lavoro  al  Mulino  così  chiedo  conferma  Matte  sulla  
maturazione  del  grano,  che  secondo  me  è  da  “mietere”  (mi  fa  sorridere  l’idea  di  
“mietere”  del  grano  in  vaso).  Lui  mi  rispondeche  sarebbe  carino  se  lo  facessero  i  
ragazzi ,  che  tanto  l’indomani  sarebbero  stati  lì.  Gli  do  atto  che  sarebbe  carino.  
Intanto  ho  tagliato  le  erbe  da  uno  dei  vasi,  ma  non  essendo  convinta  dell’effettiva  utilità  di  tale  operazione, 
  torno  a  dedicarmi  alle  rose,  che  ne  ho  ancora  un  bel  po’  da  ripulire.
(A botta calda, sono ancora infastidita) Poco fa mi telefona Sara per chiedermi se
ho tagliato le erbe da uno dei vasi di grano al Mulino. In sostanza mi dice che devo 
chiedere a lei prima di fare qualsiasi intervento sul “Regno Naturale” al Centro, 
non esattamente con queste parole, ma il senso alla fine è questoIn conclusione:
 “Non tagliare più nemmeno una rosa, niente!” 
Secondo quello che dice lei, il mio intervento si doveva l
imitare alle rose, non dovevo permettermi di prendere tale iniziativa e che ora ci sono 
dei vasi “monchi” (hopraticamente deturpato il paesaggio..!)
Le cose che mi hanno più dato fastidio sono (anche se non in ordine d’importanza):
> Non mi ha mai telefonato in un anno e mezzo, domani sarò lì e c’è questa urgenza
inderogabile di “punirmi”, perché in sostanza lo scopo della sue telefonara era quello,
l’ho capito alla fine.
>  Mi  ripete  più  e  più  volte  che  non  devo  chiedere  a  Matte,  perché  la  responsabile  è  
lei,  nonostante  io  le  abbia  spiegato  per  filo  e  per  segno  più  di  una  volta  che  è  stata  una  mia  iniziativa.
>  Per  ciò  di  cui  sopra,  mi  sento  come  se  mi  si  mettessero  in  bocca  cose  che  non  ho  detto  e  stessi  parlando  al  vento.
>  Mi  sono  alterata  per  questo  e  mi  ha  dato  molto  fastidio  alzare  la  voce  e  perdere  
il  centro,  tanto  più  che  lei,  invece,  lei  era  abbastanza  fredda,  dall’  “alto  della  sua  
posizione”.
>  Il  fatto  di  aver  reagito  mi  ha  fatto  immediatamente  sentire  debole,  priva  di  potere  su  me  stessa.
>  Lei  ha  concluso  dicendomi  praticamente  di  non  permettermi  più  di  tagliare  
neanche  una  rosa...  Quello  di  potare  le  rose  per  me  era  stato  il  più  bel  lavoro  
fatto  al  centro  negli  ultimi  anni,  può  sembrare  assurdo,  ma  è  proprio  così!  
A  me  piace  tanto  fare  questo  tipo  di  lavoro,  mi  rilassa,  mi  ricarica,  mi  dà  soddisfazione.  Poi  avevo  passato  un’ora  o  due  al  sole  e  all’aria  aperta.  
>  Ora  questo  ricordo,  questa  sensazione,  rischiano  di  essere  “macchiate”  a  vita  da  
questo  diktat?  Devo  forse  essere  privata  a  vita  del  piacere    di  fare  del  giardinaggio  
(se  capiterà  ancora  che  avrò  il  tempo)?
>  Una  volta  finita  la  telefonata  (ancora  infuenzata  dalla  rabbia  e  dal  dispiacere)  ho  riflettuto  su  un  fatto  e  adesso 
  ne  sono  anche  più  convinta,  che  è  tutta  una  questione  di  potere  e  anche  di  ruoli.
>  Lei  ha  voluto (secondo  me,  in  maniera  spropozionatamente  pesante)  far  valere  
il  suo  potere  su  di  me    (ma  aquanto  pare,  soprattutto  su  Matte).  Io  mi  sono  sentita  schiacciata  anche  tra  loro  due.
>  Probabilmente  io  rappresento  uno  degli  “ultimiavamposti”,  per  cui  se  c’è  bisogno  di  far  valere  delle  “ragioni”  ci  si
  può  “servire  “  di  me,  che  tanto  più  io  presto  il  fianco  in  qualche  modo,  non  foss’altro  che  per  le  mie  reazioni.
[Premetto  che:  ho  tagliato  delle  erbe  selvatiche  arrivate  a  seme  -per  
cui  a  fine  ciclo-­‐che  sporgono,  sporcano,  ci  struscio  tutte  le  volte  che  passo  di  lì  coi  borsoni  di  
biancheria  e  ci  devo  spazzare  (io  e  nessun’altro,  checché  ne  dica  lei,  che  forse  c’avrà  
spazzato  una  volta!).  Tali  piante,  che  non  sono  neanche  particolarmente  belle,  
soffocano  delle  pansè  arancioni  che  fiorirebbero  altrimenti,  in  mezzo  al  grano  –
grano  e  pansè  che  forse  non  ci  sarebbero  neanche  se  qualche  mese  fa  non  le  avessi  
liberate  dal  marciume  che  le  soffocava.]
Ma  torniamo  alle  questioni  di  potere...
>  Io  mi  sento  privata  della  possibilità  di  “intervenire”  in  un  ambito  che  a  me  dà 
piacere  e  per  il  quale  ritengo  di  avere  un  minimo  di  talento  e  di  competenze  (non  
professionali,  non  riconosciute,  ma  di  fatto  per  anni  ho  mantenuto  a  posto  Collungo  e 
 qualcosina  l’ho  fatta  anche  da  quando  sono  qui,  per  cui  ho  le  mie  idee  in  fatto  di  piante:  forse  questo  lei  
lo  percepisce  come  una  specie  di  minaccia?  
>  Infine,  ma  non  certo  meno  importante,  c’è  il  fatto  che  mi  sento  come  se  lei  mi  si  fosse
  “rivoltata  contro”,  quando  invece  la  sentivo  vicina  (  anche  se  è  già  da  un  po’  che  mi  
sembra  che  qualcosa  sia  cambiato,  però  non  mi  pare  che  nasca  da  me...).
Altre  considerazioni:
Forse  io  mi  sento  “mancante  di  potere”?  Sì,  nel  momento  in  cui  mi  sento  “mossa”  
e  mi  ci  arrabbio.  In  effetti  avrei  pianto  di  rabbia,  dispiacere,  senso  d’impotenza...  
ma  anche  questa  è  una  reazione  abnorme!  In  fin  dei  conti  avrei  solo  dovuto  molto  bonariamente 
 “mandarla  a  cagare”,  farmi  due  risate  e  chiudere  la  conversazione  con  una  battuta.  Mi  piacerebbe  
tanto  essere  così,  leggera!
Invece  in  qualche  modo,  ho  sentito  qualcosa  che  “toccava  la  mia  identità”  -­‐dicasi  
anche  identificazione!  
Mi  si  dice  che  sono  “scorretta”  (quando  a  me  sembrava  di  aver  chiesto  tutti  permessi  
–a  lei,  a  Giulia).
Mi  si  fa  notare  che  ho  fatto  “una  cosa  che  non  si  fa”(es.:  tagliare  erbe  non  
richieste),  per  cui  forse  sono  reputata  “inaffidabile”  (?!).
Mi  si  dice  che  non  devo  “avere  delle  idee”in  un  ambito  che  non  è  “il  mio”  
(ognuno  giochi  nel  suo  portone!  –cioè  “non  voglio  giocare  con  te”),  per  cui  mi  
sento  rifiutata.E’  ancora  tutto  lì,  dall’infanzia...(?)
Diario 


martedì 17 giugno 2014

I cambiamenti e i neuroni specchio

Il nostro cervello si trova completamente immerso in una rete elettromagnetica. Ogni neurotrasmettitore e carica elettrica neuronale dei cervelli intorno a noi libera continuamente onde elettromagnetiche a 360° sferici, di una precisa e determinata frequenza, che si è constatato scientificamente dipendere fondamentalmente dalla propria alimentazione. Per alimentazione non si deve intendere solo il cibo materiale ma anche I pensieri le emozioni che attraversano ognuno di noi.
Tutto ciò, se per un verso rappresenta una fonte di sicurezza per la sopravvivenza della specie, rende qualsiasi cambiamento impossibile se non si cambia anche il gruppo di appartenenza. In altri termini qualsiasi cambiamento, in un contesto sociale di persone che sono assolutamente diverse, dopo un periodo più o meno lungo è destinato a rientrare.
Infatti il nostro cervello, proprio per il principio della minima energia, è costretto a risintonizzarsi con la frequenza degli altri. Questo accade senza che neanche ce ne accorgiamo, gradualmente ed inconsciamente.

Il “meccanismo mirror” determina una quasi costrizione all’imitazione. Il meccanismo mirror si è sviluppato nei milioni di anni
anche a PROTEZIONE del livello alimentare di minima energia raggiunto.